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" Anja"


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C’è una donna, nel passato di Brendon D’Arkness... Si chiama Anja, Brendon l’ha amata, ma il destino crudele gliel’ha portata via... E all’eroe sono rimaste solo le lacrime, lacrime di tenebra, ovviamente...

Anja T.V.B.
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Chiaverotti    

Però è bello non aver perso la capacità di stupirsi... Stupito di aver iniziato la lettura di questo Brendon, dopo averlo abbandonato con il numero 4, carico di attese negative, per ritrovarmi alla fine dell’albo neanche troppo disgustato, anzi, addirittura un po’ compiaciuto... Ma come? Dove è finito il Brendon dei primi numeri, quello che mi aveva fatto capire che era meglio mollare il colpo subito? E tutti i difetti che da sempre le brigate anti-Brendon che navigano i miei stessi mari virtuali gli imputano? Le incongruenze, le inverosimiglianze, le “cavolate” che quando hai finito la lettura ti spingono a chiudere il volume e guardare silenzioso per qualche istante la copertina, perplesso? Il bello è che tu ti prepari a sfogare il tuo snobismo da critico dilettante, che questo solo sei, però anche capace di veleno, e invece devi ammetterlo, e neanche a malincuore: lo hai letto volentieri, questo numero, te lo sei goduto, per una volta proprio solo per quello che è: un’evasione, un fumetto, un piccolo viaggio... Non la scoperta dell’America, ma neanche il naufragio del Titanic... Il piacere di essere senza pretese. L’ideale per la lettura in treno. O in gabinetto, se proprio volete.

"Il piacere di essere senza pretese. Per la lettura in treno."    

Intendiamoci, per poter arrivare a questo è necessario coltivare per alcuni aspetti del racconto una sana indifferenza: non è perfetto, ovviamente, questo numero, qualcosa di quello che solitamente si imputa alla testata resta ben evidente e alcune cadute di tono sono innegabili. Ma l’insieme, tutto sommato, regge. Se uno riesce a leggere la storia senza guardare troppo alle parole usate per raccontarla, regge. Sì, forse è un po’ come guardare un film horror chiudendo gli occhi nelle scene di paura, ma perché dovremmo farci del male ad ogni costo?

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Anja come Elektra di Miller.
Disegni di Franzella (c) 2000 SBE
   
 
Il soggetto si ricollega all’episodio narrato nel secondo numero, Lacrima di Tenebra, quello che presentava Anja, la guerriera di cui Brendon si innamora e che gli muore in quello stesso numero (sfiga...); sicuramente è già buono che ci venga risparmiata una improbabile resurrezione: non è Anja, ma una sua amica guerriera, Greta, vestita come lei per ottenere vendetta contro colui che fu causa indiretta della morte di Anja, e che Greta crede erroneamente possa essere appunto Brendon. Ma anche la figura di Sarafian presenta una certa profondità, e anche qui si resiste alla tentazione facile di presentarcelo come un bastardo e basta: Sarafian è un uomo che ha sbagliato, ma non è privo di rimorso: vive con incubi concreti, addirittura pericolosi, sicuramente folkloristici, in definitiva interessanti. Inoltre la sua colpevolezza non è così scontata: il lettore scafato capisce abbastanza presto che l’uomo cercato da Greta non è Brendon ma proprio il suo amico, ma questa cosa non è così “telefonata” come altre volte. E così bastano queste piccole particolarità perché il tutto in definitiva scorra. O forse siamo semplicemente noi che abbiamo imparato a difenderci dalle “truzzate” del personaggio, che anche qui ci sono, e tante, ma che, con sapiente spirito di sopravvivenza, abbiamo saputo isolare dal resto della narrazione, per sospendere l’insofferenza che comunque è naturale che ti prenda, di fronte a certi dialoghi... Eccoli, i difetti soliti di Brendon cui si accennava.

"Il tutto in definitiva scorre. O forse siamo semplicemente noi che abbiamo imparato a difenderci dalle “truzzate” del personaggio, che anche qui ci sono"    

Intanto questo inizio contro il mostro è troppo esplicito per passare come semplice citazione di Alien (e poi che lo citi a fare, se la storia che racconti è un’altra?), e inoltre risulta davvero un po’ attaccaticcio. Insomma, l’inizio è debole, come deboli appaiono i soliti dialoghi esistenzialisti, che in realtà risultano solo retorici, e per tutti valga quello di Wilbur; il numero offre numerose glosse al Brendonpensiero, ma la caduta di tono più clamorosa, davvero da far scappare la risata mentre si legge, è il braccialetto che Anja regala a Greta: “Anja & Greta forever”. Non è possibile. Anja e Greta forever... A leggerlo quasi non ci credi. Che toppata. Sembra di leggere “Cioè”. E per finire proprio l’ultima vignetta, con il fantasma di Anja che vola in cielo. Come la Madonna.

Ecco, a dimenticarsi di ciò resta un numero neanche sceneggiato male, con il flashback della carriera militare di Anja interrotta dalla gravidanza e il resto, di cui il lettore conservava un ricordo dal numero due, ripreso con coerenza. Insomma, se solo Brendon non presentasse queste ingenuità stucchevolmente retoriche nei dialoghi, se solo non giocasse al Dylan Dog, ma con risoluto edipismo si liberasse del suo “padre” di carta, perché no, tutto il resto potrebbe anche risultare piacevolmente gradevole.



DISEGNI
Giuseppe Franzella    

Sempre gradevolissimi invece i disegni di Giuseppe Franzella, anche se forse qua ad un livello inferiore rispetto alla sua prima prova, appunto sul numero 2. Le donne disegnate dall’artista devono forse qualcosa ad un certo disegnatore veneziano maestro dell’erotismo, e sono davvero una bellezza, ma Franzella si segnala anche per le prospettive ardite che utilizza, per le scelte di inquadratura non usuali, e per una certa visionarietà, comprovata dalla bella vignetta qua sotto.

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Visioni di un futuro passato. Disegni di Franzella (c) 2000 SBE

Il tratto è dolcissimo, sempre arrotondato, smussa tutti gli spigoli esaltandosi nelle rotondità, le campiture in nero sono dosatissime, domina la luce, il bianco, secondo le caratteristiche tipiche del disegno a ligne claire.

Rispetto alle prove precedenti (vedi anche L’uomo delle stelle), se forse l’insieme appare meno curato, forse per la necessità di consegnare in tempo, e se forse la prima scena appare anche dal punto di vista grafico come qualcosa di aggiunto dopo, ci pare che vi sia un netto miglioramento per quanto riguarda la gamma delle espressioni del volto: se domina, come è ovvio per la serie, lo sguardo da bel tenebroso, è pur vero che la “recitazione” dei personaggi mostra una serie di emozioni piuttosto varia, notevolmente interpretate: si va dalla paura rabbiosa di Anja per il temporale al ribrezzo di Greta che si appresta a subire violenza, alla tristezza addolorata di Anja che deve scappare da Nympha.

Quindi nel complesso una prova che da sola vale l’acquisto dell’albo.



GLOBALE
 

Cosa aggiungere al già detto? Il globale non può che essere fortemente penalizzante a causa di quei difetti di cui si parlava sopra, perché per quanto il lettore allenato possa schermare la sua mente e rendersi impermeabile alle brendonate, comunque da qualche parta qualcosa si insinua, a ridare la sensazione di una bella incompiuta per tutta la testata. Non è solo una questione di target, non si può pensare di giustificare le ingenuità narrative e la retorica dicendo che l’albo è destinato ad un pubblico adolescenziale, perché oltretutto si giungerebbe a dipingere un adolescente che non è; almeno non sempre. Dai, secondo me quasi mai.

La copertina di Roi dà assoluta centralità al personaggio che dà il titolo all’albo, relegando il protagonista sullo sfondo, come è bello che sia, ma i colori appaiono un po’ piatti, e non sembrano rendere bene l’atmosfera e la luce lunare.
 

 


 
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