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Gli ultimi due numeri non vi hanno trasmesso nulla? Amate farvi coinvolgere dalle trash...inanti atmosfere di Brendon? Avete follemente amato storie come "Nato il 31 febbraio" o "L'uomo delle stelle"? Pensate che la qualità ultimamente sia un po' calata? Allora non temete! E' tornato...
Il buon vecchio zio Brendon
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Brendon riesce sempre a stupirmi, nel bene o nel male. Prendiamo in esame la ancora breve vita editoriale del personaggio di Chiaverotti. Atteso spasmodicamente e preparato, pare, con cura maniacale, Brendon viene lanciato nelle edicole esattamente due anni fa. Il numero di esordio è un flop pauroso, penso che la pagina speciale che uBC ha dedicato a questo albo non necessiti ulteriori commenti. Dopo questa partenza shock il nostro cavaliere di ventura si assesta su standard medio-bassi e si fa notare più che altro per l'invidiabile staff di disegnatori. Proprio quando oramai la convinzione generale è che non ci siano possibilità di miglioramento, ecco che fa la sua comparsa nelle edicole "Il carro della paura", primo numero dignitoso della serie. Fortunatamente non è un fuoco di paglia. Gli fanno seguito infatti due buone storie, l'ultima delle quali può considerarsi a pieno titolo un lavoro completamente riuscito.
I più accaniti sostenitori del nostro cavaliere di ventura hanno sempre indicato nell'atmosfera la caratteristica che permetteva alle storie di far passare in secondo piano i vuoti di soggetto e sceneggiatura. E in questo albo di atmosfera ce n'è in abbondanza. Tuttavia se analizziamo la struttura delle storie finora uscite noteremo che, per creare quella palpabile sensazione di sospensione tra sogno e realtà, Chiaverotti si è servito prevalentemente di tre artifici narrativi:
Dall'abilità con la quale Chiaverotti di volta in volta valorizza questi punti deriva dunque la qualità altalenante delle storie. Prendiamo in esame (finalmente) "Le fate azzurre uccidono". Tralasciando per un momento la questione della validità del soggetto, su cui tornerò sopra più avanti, cerchiamo di capire su quali basi si fonda la (presunta) atmosfera di questo numero. Vorrei in particolare soffermarmi sui dialoghi, che stavolta non avranno forse toccato il fondo ma quantomeno l'hanno raschiato.
E che dire invece del folgorante ritorno di Emid Nox, al quale viene affidata una serie di spiritosaggini degne del peggior Groucho (oltre che superabusate). Ma il meglio deve ancora venire, perchè tutta l'energia creativa si è concentrata nel profondo monologo interiore della macchina degli ologrammi. Ovvero un delirante sproloquio farcito di retorica che si risolve con l'immancabile ripresa del celebre monologo di "Blade Runner" (basta!!!). Mi chiedo: sta forse in frasi come "Ho paura del vuoto che viene dopo la fine dei sogni", piccoli esercizi di stile che risultano solamente freddi e vuoti di significato, il segreto dell'atmosfera di Brendon? Temo di sì. Certo, a volte, nel corso di questi due anni, l'ispirazione c'è stata e i risultati si sono anche visti. La mia opinione è che se le storie fossero scritte con un maggior coinvolgimento emotivo e un minor autocompiacimento si riuscirebbe più facilmente a trasmettere le emozioni che le le strane avventure di Brendon avrebbero nelle corde.
Terza prova per Esteban Maroto, che si conferma una valida spalla di Rotundo nel parco disegnatori di Brendon. Il suo tratto graffiato e un po' nervoso ben si adatta alle suggestioni che le apparizioni delle fate dovrebbero creare. Abbastanza bene gli sfondi, spesso ricchi di dettagli ben curati, e ottime alcune interessanti soluzioni di layout come quelle delle pagg.36-38. Dubbi invece su buona parte dei volti, disegnati sicuramente con una certa conoscenza dell'anatomia del viso ma realizzati molto spesso in modo inespressivo e un po' affrettato, tanto che talvolta i personaggi sembrano imbalsamati. Brendon in particolare, che già di suo non è particolarmente espressivo, non recita quasi mai, ma si limita semplicemente ad assumere una serie di pose plastiche, che paiono più che altro degli studi sul volto del personaggio. Della copertina di Roi apprezziamo più l'intenzione che la realizzazione. Bella infatti la scelta dell'inquadratura e della situazione, troppo spigolosa invece la resa della fata e del primo piano di Brendon. Coloratura un po' opaca ma molto ben realizzata. Al globale è stato tolto qualche punto per la delusione che segue la lettura di questo albo, inaspettata rottura di un trend positivo che sembrava ormai ben avviato. Un punto in meno anche per la gestione della posta, che continua a non piacerci e che ormai quasi ci innervosisce leggere. Chiudo con la speranza che già il prossimo numero, che si prospetta importante per la serie, sappia sorprenderci nuovamente, questa volta in positivo.
Vedi anche la scheda della storia. |
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