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" Il riflesso del
male"


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Brendon scopre di avere un fratello gemello di nome Blaine...

La metà poco oscura
recensione di Alessandro Franchini



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Chiaverotti    

Un buon albo. Il precedente numero aveva in sé i germogli della ripresa, e questi sono puntualmente sbocciati. Il primo punto da apprezzare è l'assenza di vistosi errori o imprecisioni; finalmente, lasciata da parte la mania dell'effetto a tutti i costi, la trama si sviluppa bene, è di facile lettura nonostante i numerosi flash-back e ci presenta personaggi dotati di un certo spessore.

L'idea che sta alla base è lo sdoppiamento di una persona; di primo acchito (tenendo conto del titolo e della copertina dell'albo) sembra che Chiaverotti riprenda l'idea ormai trita e ritrita del dualismo bene-male, Brendon buono e Blaine cattivo; e questa tesi è avvalorata dalle sequenza in cui Blaine spia sogghignando il suo gemello. Ma già nel flash-back del primo omicidio si vede che l'assassino ha i capelli corti e che quindi Blaine é innocente: e allora chi è questo Blaine? Proseguendo nella lettura e assistendo alla nascita di questo clone (una scena che ricorda la nascita degli Aliens), si è invece spinti a pensare a qualche stregoneria o maledizone...e invece no. Finalmente l'autore riesce a trovare una spiegazione razionale che non solo è molto credibile, ma rileggendo l'albo a ritroso è anche resa in maniera efficace. Un veleno che su Brendon ha l'effetto di provocare dolorose convulsioni e allucinazioni che gli confondono la mente, fino all'amnesia totale.

Altra nota positiva sono i dialoghi, per due motivi. Il primo è l'abbandono delle frasi "sparate" e il secondo è l'introduzione di un paio di "figlio di puttana". Questo non perché il turpiloquio sia da applaudire: il fatto è che dà un tocco di realismo in più. Considerando il generale stato di decadenza del pianeta e il tipo di persone che lo popolano, qualche espressione poco forbita può essere persino desiderabile.

Anche la qualità della caratterizzazione dei personaggi ha fatto passi da gigante. Il capo delle milizie Margot è di quelli che si ricordano, sia per la figura sia per il carattere. Ma tutti i personaggi hanno delle loro peculiarità particolari: Susan, la ragazza che non sa darsi pace per l'amore perduto, Donald, un uomo sconvolto dalla morte del padre e deciso a tutto pur di salvaguardare gli interessi della terra faticosamente guadagnata dall'amato genitore, Angel, un giovane solo reso violento dalla vita ma capace ancora di provare una sorta di sentimento paterno verso i derelitti. Tutti questi caratteri sono resi semplicemente narrando la storia, senza inutili didascalie o spiegazioni. Esemplare la rappresentazione dei nomadi che adottano Angel. Senza nessuna tirata morale ci vine mostrato come questo popolo non sia composto solo da assassini o banditi; nessuna lezione sulla paura del diverso o sull'errore che si commette nel valutare solo le apparenze. Due semplici vignette in cui Angel viene salvato; ma subito dopo alla, terza vignetta, un brusco ritorno alla realtà: in primo piano campeggia uno spiedo con un braccio umano. Niente falsi moralismi o mito del buon selvaggio; i nomadi non sono tutti feroci e spietati ma restano dei cannibali.

Come nota finale, porto alla vostra attenzione un paio di elementi del paesaggio carichi di valore simbolico, in quanto rimandano alla vera natura della doppiezza di Brendon anticipandoci il finale: la discoteca Body Double, dove tutto è doppio ma fa parte dello stesso edificio, e la strada che porta alla suddeta discoteca, una strada che si biforca ma che porta sempre allo stesso luogo (il villaggio di Angel).



DISEGNI
Giuseppe Ricciardi    

Ottima la prima prova di Ricciardi. I disegni sono molto realistici, gli oggetti sono curati nei particolari e nelle ombre, le scene di movimento sono ben realizzate; spettacolare la scena del distacco della memoria di Brendon. Anche la figura di quest'ultimo è stata realizzata con una certa cura: le labbra carnose, gli occhi mascarati e la capigliatura spettinata sono tutti elementi che rendono "riconoscibile" il personaggio, e Ricciardi li ha rispettati e interpretati alla grande. Buona anche la resa delle espressioni facciali dei vari personaggi. A questo proposito vediamo che il campionario delle "facce" di Brendon si arricchisce di un paio di espresioni di puro stupore; ma dopo 10 numeri non abbiamo ancora visto una risata. Quale disegnatore avrà l'onore e l'onere?



GLOBALE
 

Un albo che vale la pena di acquistare. Buona la storia, ottimi i disegni...che si può chiedere di più?
 

 


 
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