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L'isola del coniglio

ripartono i Romanzi a fumetti
Recensione di  |   | bonelli/


L'isola del coniglio
Coney Island


Scheda IT-RFUM-12-14

Coney Island, ultimo lavoro di sceneggiatura scritto e pubblicato a nome di Gianfranco Manfredi, ambientato in un grande e storico Luna Park nella zona meridionale della circoscrizione di Brooklyn. Purtroppo è anche l'ultimo lavoro disegnato da Giuseppe Barbati prima della sua prematura dipartita avvenuta alla fine dello scorso anno, come Manfredi stesso comunica e allo stesso tempo con le sue parole, onora il collega, nel redazionale del primo albo di questa trilogia. Purtroppo con Giuseppe Barbati, Frolic non è riuscito a far scomparire la nuvola nera. La morte è un grosso pesce pronto ad inghiottirci con dei tempi e dei modi che non conosciamo. Darne notizia in relazione alla scomparsa di qualcuno è sempre un dolore che fa riemergere il mistero che è in ognuno di noi, perché come si suol dire, da questa stanza chiusa che è la vita, nessuno di noi ne uscirà vivo. Singolare che il compianto disegnatore, qui in coppia come di consueto con Bruno Ramella, ci abbia lasciato proprio con un'avventura, per quanto scritta da Manfredi, in cui uno dei protagonisti, Vincent Vernon in arte Mister Frolic, riesce, mediante una sua facoltà paranormale, a vedere un "fumetto" nero, a volte tentacolare, quale presagio di morte e ha la facoltà di allontanarlo dall'individuo su cui incombe. La storia è avvincente. Ben congegnata. Forse troppo breve perché si ha la sensazione che tutti i personaggi che sono entrati in gioco avessero ancora molto da raccontare di se stessi, ma è possibile che Manfredi si è tenuto aperta una porta per un possibile seguito.

Frolic è un illusionista che possiede dei poteri paranormali, ma la sua kriptonite è l'empatia. Come gli ha consigliato la chiromante Zara (che in seguito divenne compagna di vita del padre), quando era bambino, ed è condensato nel significato del suo nome d'arte suggeritogli involontariamente dal padre, lui deve il più possibile divertirsi per far divertire. Se si mescola con persone o situazioni drammatiche il divertimento scompare e compare la nuvola nera. Questo è quello che per lui drammaticamente è avvenuto quando si è trovato costretto ad andare in guerra: stiamo ovviamente parlando della Grande Guerra che solo in seguito divenne nota come Prima Guerra Mondiale dato che ne è succeduta una seconda. Non si tratta quindi di guerre più recenti in cui l'America si è trovata coinvolta. Da notare che la morte che lui è in grado di presagire è solo quella violenta provocata da qualcuno. Per impedirla deve uccidere l'assassino prima che uccida. Una sorta di futuristico Minority Report rivisitato in chiave "anni" primi del novecento, ma meno politically correct.

L'orrore della Grande Guerra
Tavola di Barbati e Ramella, n.3, pag.64

(c) 2015 Sergio Bonelli editore

L'orrore della Grande Guerra<br>Tavola di Barbati e Ramella, n.3, pag.64<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli editore</i>
Di fatto Mister Frolic sembra non prevedere la morte per infarto o per incidente stradale, perché se lo prevedesse chi dovrebbe uccidere per salvare la vittima?
Così fra questi personaggi di fantasia compare Al Capone, storico gangster. E Frolic deve salvarlo perché se non lo salva lui morirebbe con lui per delle ragioni che potete scoprire da soli leggendo l'albo. E' sempre interessante giocarsi questa carta per uno sceneggiatore di fumetti. Creare un personaggio con dei poteri paranormali e farlo trovare costretto ad usarli per salvare non un gatto su un albero o impedire una strage di innocenti, ma usarli per salvare la vita di un uomo che noi sappiamo che continuerà a vivere la propria esistenza come omicida.

La nuvola nera di Al Capone
Vignetta di Barbati e Ramella, n.2, pag.65

(c) 2015 Sergio Bonelli editore

La nuvola nera di Al Capone<br>Vignetta di Barbati e Ramella, n.2, pag.65<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli editore</i>

In questa avventura a lungo respiro, tutti i personaggi erano sacrificabili. La pupa dell'inizio viene messa da parte e ricompare solo alla fine della trilogia. Poteva essere lei più al centro delle vicende? Sì, poteva, ma Mandredi ha scelto di seguire un altro binario di narrazione. Sono soddisfatto per quel che mi riguarda. Le cose che mi stufano sono quelle prevedibili. Quelle in cui il finale è telefonato. Manfredi vuole rompere gli schemi: si svolge un crimine sgominato da una coppia di eroi mascherati e i giornalisti, intervistando i poliziotti, richiedono chi siano tali vendicatori mascherati! Solitamente la polizia direbbe "no comment", il poliziotto Sloane rompe gli schemi inventandosi una falsa pista della squadra zero con coppie di poliziotti vestiti tutti come Frolic e Speedy. Io non l'avrei previsto e Manfredi che conosce lettori come noi ovviamente tiene molto conto di questi meccanismi: lui sa che abbiamo bisogno di trovare scritto quello che non avevamo già immaginato di trovare scritto.
E infatti in un finale che precipita verso la fine delle pagine del terzo albo, sparano a Frolic e io sinceramente prendo in considerazione che sia stato ucciso, ma non è così: Frolic usa il trucco della pallottola che ovviamente tutti crediamo sia un trucco proprio perchè nel flash back dell'infanzia di Frolic era stato usato dall'illusionista, "finto" cinese, Ching Ching che per come era stato presentato era uno che usava solo segreti da illusionista e non vere doti paranormali. Insomma Manfredi vuole in qualche modo citare Mandrake (di cui parla nel suo intervento redazionale del terzo albo) per mostrare dei maghi che hanno reali poteri paranormali, ma li nascondono dietro trucchi da prestigiatore. Un po' come Superman che nasconde i suoi superpoteri dietro l'identità di un giornalista, questi veri maghi nascondono i loro poteri dietro l'immagine razionale e tranquillizzante di individui che dopo tutto stanno usando solo dei trucchi intelligenti e non poteri arcani. L'intelligenza può essere accettata dal mondo esterno, la "vera" magia induce invece terrore, invidia, persecuzione.
Alla fine Frolic anche quando era senza la maschera antigas stava di fatto indossando una maschera nei modi di ricoprire il suo ruolo professionale.

Maschere
Tavola di Barbati e Ramella, n.1, pag.60

(c) 2015 Sergio Bonelli editore

Maschere<br>Tavola di Barbati e Ramella, n.1, pag.60<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli editore</i>
Manfredi, dopo Volto Nascosto e Shangai Devil, ma anche la lobbie mascherata presente in Magico Vento, torna a parlarci di un uomo che indossa una maschera, una maschera antigas della Prima Guerra Mondiale.
E noi lettori, come Marcel Marceau, compiamo un gesto rapido davanti al volto per far scomparire la maschera del sorriso e indossare così la maschera della tristezza, per salutare con un inchino Giuseppe Barbati e questo suo ultimo ottimo lavoro d'artista.

Coney Island
miniserie di 3 numeri
100 pp b/n - brossura - € 3,50
Sergio Bonelli Editore


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