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Il Ridestato musone

una fiaba cupa e violenta
Recensione di  |   | bonelli/


Il Ridestato musone
Lukas 1


Scheda IT-LUKAS-1

"Non se ne può più", leggiamo nel redazionale a pag.4. Forse alla Bonelli mettono le mani avanti, al fine di prevenire una possibile reazione di rigetto al lancio della loro ultima miniserie, ossia: ancora zombie?!?

In verità, i Ridestati che popolano le avventure di Lukas, a iniziare dal protagonista, sono molto diversi dai repellenti cadaveri ambulanti di George Romero. Lo stesso redazionale, nonché i vari articoli pubblicati nel sito della SBE, si prodigano di spiegazioni in tal senso. Impossibile allora non domandarsi che logica abbia lanciare una serie alimentando determinate aspettative, per poi affannarsi a smentirle.

Ci sovviene l’esordio di un altro personaggio Bonelli, Magico Vento, presentato nel lontano 1997 come "horror western" e poi rivelatosi tutt’altro. Fortunatamente, aggiungiamo. In quel caso si verificò un fenomeno curioso: tanti potenziali lettori rimasero inizialmente freddi, poiché non interessati al western o all’horror, men che meno alla loro commistione. Solo mesi, anni dopo, ne constatarono la notevole qualità e la natura sui generis, arrivando a recuperare sul mercato dell’usato i numeri persi. Insomma, la mossa (marketing?) di puntare sull’horror in quanto genere (allora) "di tendenza" aveva sortito un effetto controproducente.

Lo spuntino di Victor e Zara
Lukas 1 pag.45 - Tavola di Michele Benevento

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Lo spuntino di Victor e Zara<br>Lukas 1 pag.45 - Tavola di Michele Benevento<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Poiché questo primo numero di Lukas ci è sembrato notevole, non vorremmo che la storia si ripetesse. E’ facile che l’appassionato di morti viventi "alla Romero" non trovi quel che si aspetta, così come il cultore del noir o dell’avventura si terrà alla larga da zombie & affini. Non si può escludere che il recente successo di prodotti come The Walking Dead o la saga di Twilight riescano ad attrarre un po’ di nuovi lettori ma, per quel che ci ha comunicato la lettura dell’albo, rischiano di non essere quelli giusti.

Non potremmo essere più lontani dai "survival horror" di Romero e dei suoi epigoni

I Ridestati di Michele Medda non sono che una nuova declinazione degli "alieni tra noi", una genia di superumani che vive mimetizzata all’interno della nostra specie, dominandola a sua insaputa e traendone nutrimento - letteralmente, in questo caso. Non potremmo essere più lontani dai "survival horror" di Romero e dei suoi epigoni, basati su scenari post-apocalittici e sulle dinamiche di sopravvivenza di pochi umani assediati da infinite orde di morti viventi. I rapporti numerici sono qui invece ribaltati e troviamo svariati elementi che ci avvicinano piuttosto alle saghe dove pochi alieni o mutanti dotati di speciali poteri (e punti deboli) convivono più o meno pacificamente con gli umani, dai vampiri di Dampyr agli X-Men alla Fratellanza Ombra di Nathan Never, solo per restare in ambito fumettistico. Degli zombie rimane il meccanismo del contagio e poco altro. Roba più di forma che di sostanza.

Medda è bravo nel mettere in scena il lato ordinario almeno quanto nel mostrarci quello oscuro

La città senza nome dominata dai Ridestati è una metropoli cupa, corrotta, dove la criminalità imperversa, dove i cadaveri sono usati come valigie e si viene rumorosamente assassinati in un appartamento nell’indifferenza generale. Una città che, però, può specchiarsi in una qualsiasi città d'oggi, anche la nostra. Una città popolata di gente comune, con problemi comuni, efficacemente tratteggiata dalla sceneggiatura asciutta, precisa e cerebrale di Medda, molto bravo nel mettere in scena il lato ordinario almeno quanto nel mostrarcene quello oscuro. Lato oscuro, si badi, che non si rivela solo nelle gesta spietate dei mostri antropofagi, ma anche nella molto più inquietante (e verosimile) omissione di soccorso di un pedone investito.

Colleghi pettegoli
Lukas 1 pag.50 - Tavola di Michele Benevento

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Colleghi pettegoli<br>Lukas 1 pag.50 - Tavola di Michele Benevento<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Una città che forse non merita redenzione, ma che in Lukas trova un protettore e campione. Di lui sappiamo ben poco, in quanto egli stesso non ricorda nulla del suo passato. Ma Lukas non appare come il solito "diverso" emarginato alla ricerca di sé stesso e del senso della vita, così come pensiamo che i Ridestati non prestino il fianco a banali e abusate metafore sociali (la classe dominante di mostri che divora il popolo bue ecc. ecc.). Di questa roba, davvero, "non se ne può più", e di Medda non si può certo dire che sia un autore alla ricerca del facile consenso. Lukas si presenta invece freddo, abile, spietatamente determinato, perfettamente in grado di capire che cosa è giusto fare, e di farlo. Tutto il contrario di ciò che gli antieroi ci hanno mostrato almeno dagli anni settanta in avanti.

Michele Benevento fornisce un apporto grafico determinante alla cupa caratterizzazione del protagonista e della sua città. I suoi neri pieni, il suo tratto ricco e pulito ben rendono l’atmosfera oppressiva e inquietante che si respira nelle pagine di Lukas. La miglior descrizione dell’importanza del contributo di Benevento l’ha data Medda stesso in una recente intervista:

In Lukas (..) la scelta di un registro narrativo "realistico" non è affatto scontata. Anzi, direi che è la grande scommessa della serie: rendere in qualche modo "naturali" personaggi sovrannaturali, farli percepire al lettore come simili a noi. Questa era la mia intenzione fin da principio. E forse con un disegnatore diverso sarebbe rimasta tale. Con Michele Benevento si è concretizzata.

Meglio non provocare un ridestato
Lukas 1 pag.22 - Tavola di Michele Benevento

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Meglio non provocare un ridestato<br>Lukas 1 pag.22 - Tavola di Michele Benevento<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Tanto dovrà esserci rivelato nei prossimi numeri, non ultime le spiegazioni ad apparenti incongruenze. Deathropolis è un albo chiaramente introduttivo, ma dispiega abbastanza elementi e in modo sufficientemente intrigante da spingerci a proseguire nella lettura. Medda ha definito Lukas "una fiaba cupa e violenta" e in questo apparente ossimoro c’è già tutto. Il Nostro non è mai stato un autore banale (Caravan insegna, checché se ne possa pensare), quindi non ci resta che attendere di farci piacevolmente stupire.



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