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Io sono nessuno; Nessuno sono io.

viaggio dentro una psiche
Recensione di  |   | bonelli/


Io sono nessuno; Nessuno sono io.
Le Storie 10


Scheda IT-LSTR-10

Anteprima

Non mi è facile commentare Nobody.

Di primo acchito la storia mi ha lasciato completamente freddo, e questo mi ha reso difficile elaborare e poi formulare un giudizio perché veniva a mancarmi un elemento fondamentale: e di comprensione della mia reazione e di stimolo all’elaborazione della valutazione. Normalmente, una storia che non mi dia emozioni tendo a dimenticarla in un amen e non mi stimola a parlarne. Nobody è però, indubbiamente, una storia così intellettualmente ambiziosa - e ricca e riuscita - che mi sono sentito quasi in dovere di trovare comunque delle parole. E sebbene questo mi abbia infastidito, come sempre quando mi sento tirato per la giacca, la sollecitazione mi ha spinto a cercare e trovare le motivazioni per la comprensione e l’analisi.

Un racconto, questo bilottiano, indubbiamente eccezionale, sia nel senso che è immediato riconoscerne l'eccellenza narrativa, che nel senso del suo uscire dai canoni del fumetto da edicola.
Bilotta, a quanto è dato vedere e per quel che è dato capire nell’immediato, edifica l'architettura di una summa narrativizzata del suo immaginario. Dalla sua amata e privilegiata angolazione psicologica (psicoanalitica tout court, direi), e facendo uso di archetipi e stereotipi del mito e del narrare per analizzare in filigrana lo spirito umano, le sue tensioni, le sue aspirazioni, le paure. Soprattutto le sue passioni, pulsioni e compulsioni. La relazione tra la fantasia dell'uomo e la follia; il legame coatto tra la vita vissuta quotidianamente e le pressioni e i condizionamenti che nascono dall'introiettare modelli sociali e miti che sono a presidio e sorgente dei modelli. Il dissidio interiore che si instaura, nell'artista e nel creativo - cioè nell'uomo irrequieto - tra la realtà che vive e sperimenta e l’immaginazione. Biografia (e sicuramente autobiografia) psicoanalitica dello spirito. Il tutto innervato gioco forza dai grandi filoni del mito: non solo quello odisseico, della conoscenza e del viaggio (di più, e forse più correttamente: del nostos), e quello prometeico dell'artista forgiatore dell'immaginario (così come del sapiente che si appropria del funzionamento del mondo naturale); anche il mito della vendetta; dell'asservimento a uno scopo maniacale totalizzante; della fede; del destino ineluttabile; della memoria e della sua perdita. E innervato dal ricorsivo della costruzione, identificazione, decostruzione e ricostruzione dell'identità: il tema psicoanalitico abbraccia l'involucro della storia, ne permea il racconto e ne intride ogni trama, percorre sotterraneamente l’albo con quel mantra sulla (non) identità di Nobody attraverso il quale Bilotta ci indica come l’Io sia il mito di noi stessi che ciascuno di noi elabora. Gli intarsi che punteggiano l'albo, i vari Ayrton, Dick Sand, il Capitano Nemo, Yanez de Gomera, Achab e la balena e tutti gli altri, sono le emersioni narrative in superficie - che talvolta rischiano di distrarre il lettore - di questa materia psichica; sono i volti che a essa fornisce l’immaginazione di Bilotta pescando dal mare di miti, memi, archetipi che l’intera umanità gli ha consegnato nelle mani nel corso della sua storia. I giocattoli di una mente fertile.

Questa storia è un'apoteosi intellettuale e un'apoteosi di intellettualismo. Certo, l'argomento della storia sono i sentimenti, le pulsioni, il cuore dell'essere umano. Ma sono argomento di studio ed esposizione intellettuale.
Un racconto, questo bilottiano, indubbiamente eccezionale, sia nel senso che è immediato riconoscerne l'eccellenza narrativa, che nel senso del suo uscire dai canoni del fumetto da edicola; anche dall'ambito di una collana che è programmaticamente eccezionale.

Il lavoro di Vitrano non riesce, secondo me, ad accompagnare nel migliore dei modi un materiale tanto mobile e mutageno. Il disegno mantiene sempre un alcunché di eccessivamente legato alla materia, anche laddove vi sarebbe stata necessità di un segno molto più onirico e sfuggente. Ma insomma, è qualcosa di veniale, e in seconda battuta non vi è dubbio che il segno sia esteticamente bello. A volte usiamo con timore un aggettivo che ci pare la misura del gusto soggettivo; eppure osservando le figure, le pose, le vignette e le tavole l’occhio mi pare coglierne la piacevolezza plastica come elemento di immediata percezione. Resta il fatto che l’atmosfera e la materia del racconto credo necessitassero di un tratto diverso, più pronto, al bisogno, a perdere proprio quella plasticità.

Nobody - Le Storie 10
copertina di Aldo Di Gennaro

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Nobody - Le Storie 10<br>copertina di Aldo Di Gennaro<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

Nobody è uno di quei racconti per cui è giusto scomodare il termine capolavoro, eppure non mi aveva coinvolto per nulla. In genere, una grande storia mi fa sentire come un diagnosta che esamini un paziente e si accalori alla ricerca del suo quadro clinico ed esponga infine il caso; nell'occasione era come sentirsi un perito settore che avesse effettuato l'autopsia di un corpo perfetto. Perfetto, ma privo del palpitare della vita: qui di sentimento non c'è nulla. Questa storia è un'apoteosi intellettuale e un'apoteosi di intellettualismo. Certo, l'argomento della storia sono i sentimenti, le pulsioni, il cuore dell'essere umano. Ma sono argomento di studio ed esposizione intellettuale. Nobody è una storia opposta a Il lato oscuro della Luna. Non nel senso che una (qualunque sia) è meglio dell'altra: nel senso che sono storie completamente diverse, e che Il lato oscuro della Luna ha dato voce al cuore di Bilotta, mentre Nobody ha dato voce alla sua mente. Le unisce l'angolazione psicologica/psicoanalitica. Le unisce la medesima immaginazione dietro alla loro costruzione.
Il lato oscuro della Luna ha dato voce al cuore di Bilotta, mentre Nobody ha dato voce alla sua mente.
Fin qui, le reazioni immediate e le riflessione da esse scaturite. In seguito mi sono reso conto che, più che nel personaggio o negli eventi della storia in quanto tali, mi sono in realtà ritrovato nell'autore. Rivisto in lui. E, attraverso l'autore, infine davvero nella storia. La mia immaginazione è molto simile, nei suoi meccanismi mitopoietici, alla costruzione da parte di Bilotta del racconto. Nobody mi ha messo di fronte a qualcosa che sono venuto nel tempo a conoscere bene, nella sua natura e nel suo funzionamento: la mia stessa immaginazione e fantasia. Le mie fonti sono diverse, l'architettura che ne ricavo è diversa; tuttavia la genesi e le modalità di funzionamento sono molto simili. In qualche modo mi sono visto riconosciuto e scoperto in un mio aspetto profondo e personale, e così la presa di distanza emotiva è stata ed è un riflesso automatico di difesa.

Un aspetto personale, ma che mi ha offerto ancor più e meglio le chiavi interpretative del racconto. Nobody, Le Storie n.10, di Alessandro Bilotta e Pietro Vitrano, 110 pg. b/n, brossurato, Sergio Bonelli Editore, luglio 2013, € 3,50

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