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Bonelli nell'età neobarocca

il neobarocco e il fumetto
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Bonelli nell'età neobarocca
 


Bonelli nell'età neobarocca


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Come cambia Bonelli

Sin dalla fine degli anni Settanta la casa editrice di Sergio Bonelli affianca, alle sue testate più tradizionali, serie che introducono più di una novità nel settore del fumetto da edicola. Parliamo in particolare di Ken Parker, Martin Mystère, Dylan Dog, personaggi sicuramente innovativi non solo per le loro caratteristiche intrinseche ma anche con riferimento allo stile narrativo usato. Proviamo a riassumere, molto brevemente, in cosa consistono tali novità. Nelle nuove testate emergono complicazioni narrative che vanno a scapito della purezza e della linearità che erano proprie dei personaggi più classici. Si osserva un ostentato gusto della citazione, lo smarrimento di un centro indiscusso nella definizione della personalità del protagonista, il privilegio di diversi fulcri narrativi rispetto ai quali il personaggio principale si può trovare confuso o addirittura esserne travolto. Succede che siano spiegati i meccanismi stessi della narrazione, vengano sottoposti all'esame del lettore con il quale l'autore interloquisce e scherza. Questi elementi non rimangono legati a una moda effimera, anzi, sviluppati negli anni, ritroviamo ipertrofici ed essenziali in serie recenti quali Caravan e Greystorm.
Ma le caratteristiche evidenziate sono solo elementi casuali slegati fra di loro? Seduzioni sparse di autori innovativi? O fanno piuttosto parte di una generale tendenza di gusto che trova rispondenza anche in altri contesti culturali?
La tesi è che gli elementi sinteticamente esposti sono le essenze di cui è impregnato il gusto dell'intera società contemporanea, elementi coerenti con uno spirito culturale collettivo cui alcuni semiologi hanno dato il nome di neobarocco. Per saperne di più: Omar Calabrese, L’età neobarocca, Laterza, Bari 1987; Marco Arnaudo, Il fumetto supereroico. Mito etica e strategie narrative. Latina, Tunué 2010.

Che cos'è il neobarocco

L’idea che la cultura del Novecento fosse entrata, inconsapevolmente, in un ciclo neobarocco è stata formulata per primo da Omar Calabrese più di vent’anni fa.
Secondo Omar Calabrese, il neobarocco riguarda l'intero gusto di un'epoca, non è una tensione che investa esclusivamente le forme artistiche. Legato a precise ragioni storiche il neobarocco non è una una tendenza o una moda saltuaria ma risulta essere un reticolare sistema culturale che coinvolge tutto e tutti.
Distintivo del neobarocco è una ansiosa ricerca dell'originale e dell'inconsueto che, da un punto di vista artistico, si risolve nella sperimentazione di nuove forme espressive
in cui assistiamo alla perdita dell'interezza, della globalità, della sistematicità ordinata in cambio dell'instabilità, della polidimensionalità, della mutevolezza (Omar Calabrese, L’età neobarocca, Laterza, Roma-Bari 1989, p. VI).

Il gusto barocco nasce in un contesto storico dove l’umanità ha perso stabili riferimenti ideologici e culturali e con questi l’illusione di poter comprendere e possedere una verità unica e comprensiva del tutto.
Nel Seicento il mondo aveva perso le sue certezze che si fondavano su una comune fede religiosa. Eventi grandiosi avevano stravolto le conoscenze di uomini che da due millenni stavano acquattati sulle sponde del Mediterraneo "come rane ai bordi di uno stagno". La scoperta di un Nuovo Mondo, la rivoluzione copernicana e le tesi di Martin Lutero erano eventi che avevano messo in discussione conoscenze e fedi sino a quel momento considerate assolute. La perdita delle certezze scosse anche le sicurezze artistiche sino allora unanimemente condivise. L’arte sino a quel momento era stata riproduzione del reale, l’oggetto artistico era collocato in rapporto alla natura, l’obiettivo finale era il verosimile. Nell’arte rinascimentale le riproduzioni sono sottoposte a una logica stretta e ordinatrice in base alla quale il particolare si fonde in un tutto unico. Il singolo esiste solo nella misura in cui trova giustificazione nella rappresentazione generale. Negli affreschi, così come nelle scenografie teatrali lo sguardo dello spettatore è portato a convergere verso un unico punto (il cosiddetto punto di fuga), finalizzato ad offrire l’illusione di diversi livelli prospettici. L’effetto è preordinato e razionale, incardinato in una logica che poco lascia al vezzo dell’artista.
Nel barocco, viceversa, la centralità della rappresentazione artistica si spezza in minuscoli frammenti che sono sottoposti alla curiosità e alla meraviglia del fruitore.
"E’ del poeta il fin la meraviglia, / parlo dell’eccellente e non del goffo, / chi non sa far stupir, vada alla striglia!" (Giovan Battista Marino (1569 - 1625)"

Perso ogni obiettivo di verosimiglianza, dissolta la serafica illusione di poter possedere il vero, l'artista si volge a scrutare i particolari della realtà, che si dissolve nella molteplicità delle forme. E inizia a guardare dentro di sè. L’opera d’arte assume in sé anche i presupposti critici che l’hanno generata. L'artista non offre la riproduzione del reale all'attenzione dello spettatore, bensì fornisce, assieme all'oggetto, la consapevolezza della propria mediazione artistica.

Velàzquez “Las Meninas”
1656

(c) Museo del Prado, Madrid

Velàzquez “Las Meninas”  <br>1656<br><i>(c) Museo del Prado, Madrid</i>
Il dubbio, la soggettività, la riflessione comportano perdita di linearità e contorcimento interiore che si risolvono artisticamente in determinate componenti che sono gli elementi costitutivi del gusto barocco.
Proviamo a definire i fattori dominanti: arzigogolata e compiaciuta complicazione a scapito della purezza e dell’incisività; predominio degli orpelli sulla sostanza; gusto della citazione; perdita del centro; sopraffazione di pluralità discordi sulla totalità; raffigurazione dell’oggetto in relazione alla visione che ne ha l’artista che lo rappresenta, piuttosto che in relazione al suo essere nel reale; privilegio della messa in scena rispetto alla raffigurazione naturalistica.
Sono questi fattori che ritroviamo, in coerente ordine sparso, nell'atmosfera culturale che respiriamo oggi.
In effetti, dal punto di vista storico l'uomo ripercorre la medesima crisi di valori e di certezze che aveva sperimentato l'umanità nel Seicento.
Lo sconvolgimento della Rivoluzione Industriale, due guerre mondiali, prima, e, successivamente, il crollo delle ideologie, hanno posto l'umanità in un contesto di crisi di valori e di culture, per molti aspetti simile a quello in cui si era trovato l'uomo del Seicento.
Il neobarocco, in tale contesto storico, non è dunque un fenomeno riferibile solo agli ultimi decenni. Fenomeni artistici del Novecento che presentavano caratteristiche barocche sono stati etichettati con diversi termini, forse proprio a causa del disvalore che aveva assunto nel corso dei secoli l'idea di "barocco". Potremmo individuare il neobarocco in Salvator Dalì ed Andy Warhol, ma qui quello che ci interessa è il fumetto.


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