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E brinderemo lietamente sulle nostre rovine

riflessioni sull'autodistruttività umana
Recensione di  |   | bonelli/


E brinderemo lietamente sulle nostre rovine
Caravan 8


E brinderemo lietamente sulle nostre rovine

Scheda IT-CRVN-8

Tre storie...

Giunge a due terzi del suo percorso Caravan, una miniserie le cui caratteristiche "di rottura" sono state evidenziate dalle disamine proposte in questa sede. E lo fa mettendo non poca carne al fuoco. Per questo ottavo numero Medda sceglie infatti di intrecciare tre filoni narrativi: uno, quello principale, attinto dalla fictio narrativa e gli altri due dalla Storia, collaterali ma funzionali al disegno complessivo.
Tale complementarità emerge già a un primo sguardo più superficiale dalle simmetriche alternanze su cui l’albo è costruito. Abbiamo in sequenza:
    - pp. 11-21 un’introduzione alla vicenda che ha coinvolto i soldati alla guida dei cittadini di Nest Point;
    - pp. 31-44 la storia narrata da Massimo Donati, avente per protagonista sua zia Elda;
    - pp. 45-76 la prosecuzione e la degenerazione nella catastrofe dell’intreccio 'militare’ principale;
    - pp. 79-90 la vicenda vissuta in prima persona da Stephanie;
    - nelle restanti tavole: la risoluzione, con ribaltamento delle basi, dell’intreccio portante.
Val la pena di osservare, avendo la fortuna di poter sbirciare nel backstage grazie al blog dell’autore, che se il progetto di partenza escludeva del tutto la presenza dei Donati, nella stesura definitiva questi ultimi divengono invece narratori di ben due delle tre vicende.

... Un fil rouge...

Per scorgere il comun denominatore che raccoglie sotto di sé le fila del discorso bisogna andare oltre la mera condanna degli orrori della guerra, che dovrebbe essere cosa incontrovertibile.
Per scorgere il comun denominatore che raccoglie sotto di sé le fila del discorso bisogna andare oltre la mera condanna degli orrori della guerra, che dovrebbe essere cosa incontrovertibile.
Anche perché, a ben vedere, solo una delle tre situazioni rappresentate è bellica stricto sensu: i soldati che capeggiano l’esodo di Nest Point sono impegnati in un’esercitazione militare; mentre la Guardia Nazionale statunitense nel 1970 fece fuoco non sul "nemico", bensì sugli inermi studenti della Kent State University; quindi soltanto l’atroce strage di Gorla (che costò la vita a duecento bambini) rappresenta una pagina infame della seconda guerra mondiale. Dobbiamo allora guardare altrove, alla follia umana che dispiega tutta la propria autodistruttività quando ha disposizione dei mezzi per farlo. E così i soldati Carrillo e Deakins, cresciuti per le strade tra le gang di Los Angeles e macchiatisi in giovinezza di piccoli reati, armati e opportunamente addestrati si rivelano ancor più pericolosi, fino a essere ritenuti responsabili di un gioco al massacro coinvolgente altri commilitoni. Il rovesciamento finale, che vede Mary Jane Kimble colpevole della morte dei sette compagni, non inficia e anzi rafforza l’assunto, perché mostra come le tendenze violente della ragazza (alimentate anche dal contesto 'militarizzato’ in cui è sempre vissuta) trovino con l’arruolamento degli strumenti per manifestarsi in maniera decisamente letale. Ancora, gli Alleati sono preda di un vero e proprio accesso di follia, un momento di totale annebbiamento mentale che spazza via ogni ragionevolezza e "umana decenza", scrive giustamente Medda: ma si ritrovano imbarcato un carico di bombe e non di gavettoni! E i militari statunitensi, di fronte ai manifestanti agguerriti ma non armati, rispondono con fucilate, secondo modalità che ancora restano nebulose.

La sparatoria della Kent University
tavola di M. Gradin e W. Maresta, pag.83, Caravan n.8

(c) 2010 Sergio Bonelli editore

La sparatoria della Kent University<br>tavola di M. Gradin e W. Maresta, pag.83, Caravan n.8<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli editore</i>

.. Più punti di vista

C’è poi un’altra tematica che percorre neppure tanto sotterraneamente queste pagine, una tematica esplorata con una certa costanza dalla serie: quella della mutevolezza della prospettiva e della 'verità’.
C’è poi un’altra tematica che percorre neppure tanto sotterraneamente queste pagine, una tematica esplorata con una certa costanza dalla serie: quella della mutevolezza della prospettiva e della 'verità’.
Osserviamo l’intreccio principale: il primo punto di vista, dopo che la situazione è già degenerata e si cerca di nasconderlo ai civili, è quello del capitano Halloran, convocato dai colonnelli Warren e Johnson per rendere conto dell’accaduto; tocca poi a Mary Jane Kimble - sulla cui vita familiare è frattanto aperto strategicamente un inciso alle pp. 24-27 - fornire la propria versione dei fatti; infine, annunciata da quel cubo di Rubik ormai divenuto una sorta di suo marchio di fabbrica, ritorna dal n.3 la dottoressa Peters a sovvertire i convincimenti delle alte sfere militari e del lettore. Ma anche allora la verità è destinata a non emergere a galla, complici 'altre priorità’, la difficoltà a ricostruire la scena del crimine, la posizione di preminenza del colonnello Warren e una certa sicurezza che difficilmente il soldato ripeterà l’impresa.
Naturalmente, sul versante della continuity orizzontale, continua poi a rimanere preclusa la verità sul mistero di fondo che anima la miniserie: quella espressa da Deakins alle pp. 11-12 è un’ipotesi fra le molte possibili o anche una semplice boutade, mentre gli ufficiali non fanno cenno né agli alieni né ad altro (bisognerà poi capire quale sia il loro livello di conoscenza). Su questo versante sono attesi consistenti sviluppi negli ultimi quattro albi.

Il ritorno della d.ssa Peters
Vignetta di M. Gradin e W. Maresta, pag.93

(c) 2010 Sergio Bonelli editore

Il ritorno della d.ssa Peters<br>Vignetta di M. Gradin e W. Maresta, pag.93<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli editore</i>
Per ora restiamo ancora un poco sulla nostra storia. Anche l’ormai anziana Elda si è creata una precisa prospettiva allo scopo di trovare una ragione per andare avanti dopo un dolore immenso quale la perdita di un figlio; e il nobile gesto dell’ufficiale Wolfgang Spinnler, significativamente di origine tedesca, le consente di spegnersi serenamente forte della propria 'verità’, contrapposta alla realtà ben più dolorosa di un prolungato e grave errore di valutazione. E si osservi collateralmente, sempre a proposito della 'verità', come a tutt’oggi non siano ancora perfettamente chiare ai più le precise motivazioni di questo folle episodio bellico. Infine anche Stephanie, ascoltato il racconto del militante pacifista Peter Canby, è indotta assieme al lettore a ritenerlo vittima della sparatoria della Kent State University, mentre invece è un colpevole: scelta, questa, ancor più significativa rispetto all’effetto che l’autore intende sortire. Per tacere del fatto che anche in questo caso la verità viene ridotta al silenzio, stavolta attraverso un sopruso che trova una sorta di correlativo oggettivo in un tritacarte che si fa vera e propria arma.

Il massacro di Gorla
Tavola di M. Gradin e W. Maresta, Caravan n.8, pag.37

(c) 2010 Sergio Bonelli editore

Il massacro di Gorla<br>Tavola di M. Gradin e W. Maresta, Caravan n.8, pag.37<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli editore</i>

Un piatto deludente per una buona portata

Spiace che un albo dalla struttura narrativa così interessante e curata (anche dal punto di vista della ricostruzione storica) non esibisca dei disegni francamente memorabili. Al di là di certe rappresentazioni di fisionomie, pose ed espressioni dei personaggi, il difetto principale risiede nell’uso eccessivo dei retini e, soprattutto, di fotografie fumettizzate - spesso anche 'riciclate’, magari rovesciandole, si confronti ad esempio la vegetazione delle pp. 65, 70 e 71 - per gli sfondi, che in tal modo mal si amalgamano agli attori in scena. Medda ha reso noto che la realizzazione grafica è avvenuta in tempi molto serrati, evidentemente a causa dei ripensamenti in corsa sulla natura del numero: ma il fruitore può esprimersi rispetto a ciò che si trova di fronte, per quanto possa comprendere le esigenze di una produzione seriale. Continua invece a non sbagliare un colpo Mammucari, che anche questo mese, coadiuvato dal bravo colorista, ci propone una copertina di sicuro impatto. Caravan 8, "Il gioco della guerra", di Michele Medda, Maurizio Gradin e Werner Maresta, brossurato, 100 pag. b/n, Sergio Bonelli editore, 2,70 €

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