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Il passato che vorresti

il secolo presente qui ci lascia
Recensione di  |   | bonelli/


Il passato che vorresti
Greystorm 1, "Grandi progetti"


Il passato che vorresti

Scheda IT-GREYST-1

La solitudine dei "numeri uno"

La presenza di Greystorm nelle edicole conferma che in casa Bonelli si è affermata la tendenza di privilegiare serie autoconclusive rispetto a personaggi ideati con l'obiettivo di durare in eterno, o quasi. E il "quasi", stava in quella variabile che, al di là del valore della serie in sé, era determinata dal gradimento del pubblico, ovvero, come è moda dire da un po' di tempo, con terminologia più rozza ma realistica, dal successo del mercato. In ogni caso un numero uno Bonelli è sempre un evento e merita una recensione sulle nostre pagine.

Con i dovuti distinguo, però.

L'analista che si trova di fronte a un "numero uno" di una serie autoconclusiva dovrebbe sospendere il giudizio. Si trova di fronte a una parte ridottissima dell'opera. Può solo intravedere un sentiero appena tracciato lungo il bosco narrativo che si perde là, dove le fronde sono più fitte e la luce fatica ad arrivare. Il gusto del lettore prevale allora sull'esattezza del critico. Il recensore, dismesse le vesti del critico, come appassionato lettore va ad immaginarsi un proseguo incline ai propri gusti, mette nella storia aspettative proprie che il soggettista non si era nemmeno immaginato, tende così a offrire un giudizio più generoso che sarà, magari, costretto a rimangiarsi al momento della lettura dell'ultima pagina dell'ultimo numero.

Fatto questo esordio: spiegati i limiti, dovuti dal contesto in cui ci dovremo muovere, passiamo all'analisi.

Una copertina inconsueta

Questo primo numero ci arriva in mano preannunciato da una recensione fascinosa di Luca Raffaelli su La Repubblica del 9 ottobre 2009. E il primo impatto non tradisce le premesse. Questo primo numero è bello da vedere, bello da toccare, bello da sfogliare.

La copertina di Gianmauro Cozzi, curatore del progetto grafico della serie, si presenta lontana dai consueti canoni bonelliani. Sugli angoli sinistro e destro compaiono, incastonati, le porzioni di due ingranaggi meccanici che, a una lettura attenta, capiamo servono per muovere altri ingranaggi su cui sono incardinate lunghe barre di metallo che formano la cornice entro la quale compare il protagonista della storia, Greystorm. Vestito con un abito di foggia ottocentesca, Greystorm volge lo sguardo volitivo verso una prospettiva infinita che solo lui pare in grado di inquadrare. Sullo sfondo un modello di macchina volante e una mappa ottocentesca che raffigura l'Antartide. In basso è raffigurata una porzione della nostra Terra, come si potrebbe osservare dall'atmosfera, su cui sorge il sole, accecante di un futuro carico di aspettative meravigliose e terribili. La testata è disegnata a forma di una targa bronzea, avvitata ai quattro angoli, sui cui è inciso, con un colore nero profondo e un carattere originale, il nome del protagonista. Lo stesso carattere verrà utilizzato anche nel colophon, nel frontespizio dell'albo e nel consueto editoriale di Sergio Bonelli e diverrà quindi un marchio di fabbrica della serie.

Parliamo di albo, ma l'intera serie vuole surrogare un feuilleton ottocentesco ripartito in capitoli. Questo primo numero è, dunque, presentato come il "1° Capitolo delle Avventure di GREYSTORM". La consueta quarta di copertina di anteprima dell'albo successivo, coerentemente con lo stile che si è voluto assumere presenta, pertanto, un "prossimo capitolo".

Nel passato le ombre del futuro

L'intero stile della serie è stato studiato con accuratezza. Rimanda a un Ottocento ricostruito con gli occhi della fantasia e delle emozioni. Ciò nonostante la ricostruzione storica è accurata e ricca di dettagli. Però quel che essenzialmente affascina il lettore (e deve avere stimolato la forza creativa dell'autore, Antonio Serra) è la visione di un passato ancora recente e del tutto ingenuo, in cui era vivida l'immagine di un futuro meraviglioso, potenzialmente intatto e vergine che andava plasmato e vivificato dalla potenza creatrice della scienza.

Il vascello di Robur il conquistatore
Greystorm 1, p. 14

(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE

Il vascello di Robur il conquistatore<br>Greystorm 1, p. 14<br><i>(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE</i>

Il tutto si rifà a un immaginario che era già presente in casa Bonelli. E mi riferisco, in particolare, al bizzarro personaggio del Docteur Mystère, il quale comparì per la prima volta in Martin Mystère nn.174/175 e poi proseguì le sue apparizioni negli Almanacco del Mistero (edizioni del 1998, 1999, 2000, 2001 e 2004) ed in uno speciale one shot (Generazioni). E' proprio l'Almanacco del Mistero del Duemila che ci propone, in maniera compiuta, un apporto iconografico e anche concettuale che in qualche misura viene elaborato e riutilizzato anche in questo Greystorm. Chi vuole approfondire si rilegga il pezzo curato da Giulio Cesare Cuccolini e Alfredo Castelli su "il futuro immaginato dai pionieri della fantascienza", pubblicato, appunto, sull'Almanacco del 2000.

Il futuro immaginato
Almanacco del mistero 2000, p. 123

(c) 1999 SERGIO BONELLI EDITORE

Il futuro immaginato<br>Almanacco del mistero 2000, p. 123<br><i>(c) 1999 SERGIO BONELLI EDITORE</i>

Al di là del grigio

Questo primo episodio è leggero, prevedibile, eppure godibile.

Le psicologie dei personaggi sono, ancora, appena abbozzate.

Le personalità di rilievo di questo albo (e, verosimilmente, dell'intera serie) sono quelle di Jason Howard e Robert Greystorm. Le due figure impersonano due approcci diversi verso la conoscenza scientifica. Howard crede che la scienza possa coadiuvare la ricchezza della natura nel fine di rendere più lieve il peso delle fatiche e delle sofferenze dell'umanità. Il giovane Greystorm nella tecnologia vede una forza potente e immane, meravigliosa e devastatrice, capace di trasformare il mondo intero e forgiarlo a immagine dell'Uomo creatore. Se si guarda bene nelle due figure si riflettono due archetipi fondamentali da un punto di vista antropologico, opposti ma complementari. Greystorm è l'uomo cacciatore, guerriero che depreda, maschio, violento, è amato ma non conosce l'amore. Howard ha una sensibilità femminile, è la donna raccoglitrice. Vive nella natura e la aiuta nella sua opera vivificatrice. E' capace di amare anche quando sa di non essere corrisposto. Nel suo dare senza interesse assume la veste di madre, più che di compagno di avventura. In questa dinamica uomo-donna, mascolino-femminino che incarna diversi archetipi culturali, è incentrato il rapporto, all'apparenza inscindibile, fra i due protagonisti del fumetto. Nell'ambito di tale relazione non può trovare invece spazio il personaggio femminile di Elizabeth che infatti, nonostante la cura con la quale viene presentato, viene sacrificato sin da questo primo numero.

Elizabeth
Greystorm 1, p. 62

(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE

Elizabeth<br>Greystorm 1, p. 62<br><i>(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE</i>

La sceneggiatura, precisa e scorrevole, induce comunque a una lettura veloce dell'albo. Gli scarsi approfondimenti tengono al riparo il lettore da riflessioni troppo impegnative e il tono lieve lo accompagna, con grazia, lungo una fresca avventura, scevra di implicazioni troppo disturbanti.

Tessitura da manuale

In questo albo la Bonelli distingue con chiarezza il ruolo delle disegnatrici. Sia il colophon che il decorato frontespizio specificano che le matite sono opera di Simona Denna, mentre le chine sono di Francesca Palomba.

Considerato il rilievo che ha il lavoro di tratteggio e di retinatura nell'economia dell'opera, la distinzione appare doverosa. Sulle pagine che vanno da 17 a 26 il lavoro combinato delle due artiste raggiunge risultati realmente spettacolari. Sono le pagine in cui il sogno di Greystorm e di Howard raggiunge i luoghi di ucronia su cui è stesa l'immagine degli universi fantasticati dalla potenza creativa dei primi narratori di fantascienza.

Il mondo di domani
Greystorm 1, p. 17

(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE

Il mondo di domani<br>Greystorm 1, p. 17<br><i>(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE</i>

Qui il tratteggio e la retinatura assumono una funzione realmente essenziale in quanto ingrediente principale nell'operazione di riproposizione mediata delle immagini e delle illustrazioni delle prime edizioni dei libri degli autori fantastici di fine Ottocento, Verne primo fra tutti.

Dalla terra alla luna
Greystorm 1, p. 25

(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE

Dalla terra alla luna<br>Greystorm 1, p. 25<br><i>(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE</i>

La linea della Denna è piatta e poco modulata, ma nitida ed efficace, sicuramente funzionale in quanto compensata dal tratteggio e dalla retinatura della Palomba, effettuati con una cura e un'attenzione quasi maniacale. L'insieme offre un effetto singolare ma apprezzabile in cui sono fusi gli stilemi manga con i tratti delle illustrazioni ottocentesche.

Il disegno, nel complesso, ha il merito di assumere una funzione narrativa essenziale in quanto riporta in vita, con successo, un immaginario condiviso.

Vero è che il risultato finale può dare la sensazione di un freddo tecnicismo figurativo, di una rigida plasticità, in particolare nella raffigurazione dei volti. Si avverte, in effetti, la sensazione di una freddezza nell'assieme. Però tale freddezza non guasta, anzi facilita la percezione dell'opera

Il lettore percepisce la visione di un mondo che fa parte di un immaginario condiviso ma scientemente appartenente al mondo di ucronia. Rimane, così, ad osservare, come attraverso un vetro blindato, immagini fredde riferite a un passato probabilmente troppo supponente, nel suo essere ancora fanciullino. Questo passato diverte, come i tentativi di un bambino nel far volare aquiloni. Piuttosto che emozionare incuriosisce. E se ci si emoziona questo accade nel rammentare che ci fu un tempo in cui l'umanità ancora nutriva fiducia in quel che avrebbe offerto il futuro.

In questa rimodulazione di un passato che appartiene ad ucronia il contributo grafico è quello corretto.

Compaiono a volte come cammei, come incastonati nella freddezza dell'assieme, a testimonianza delle capacità artistiche delle disegnatrici, alcuni ritratti, alcuni volti, segnati con dovizia, ricchi di particolari e meravigliosamente evocativi.

"Grandi progetti" (Greystorm n.1, miniserie in 12 albi), testi di Antonio Serra, disegni di Simona Denna e Francesca Palomba, 100 pag. b/n, brossurato, Sergio Bonelli Editore, € 2,7

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