Una pura normalità

(e come sfondo l'assurdo)
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Una pura normalità
Caravan 2, "Ribelle Il"

Una pura normalità

Scheda IT-CRVN-2

Qualcosa di nuovo a casa Bonelli

La lettura di questo secondo numero conferma le modalità narrative che Medda sembra desideri privilegiare nella sua serie. I personaggi prima di tutto. Personaggi con profondo spessore psicologico, tangibili, concreti che il lettore può sentire reali e assimilare alla propria quotidianità. L'autore accompagna il lettore lungo un processo di stretta identificazione con i personaggi, sino a indurlo a un pensiero inquietante: «Cosa farei se dovesse succedere a me?».

Sullo sfondo un evento opprimente, incomprensibile e per questo tenebroso, foriero di paure profonde, perché mette in pericolo la quotidianità, la serenità basata sulle piccole cose, le abitudini, i gesti ripetitivi ma rassicuranti. Medda si rivolge al lettore guardandolo in faccia, spiaccicando la sua normalità su di uno scenario assurdo e inquietante. Non ci sono isterie paradossali, proprie dei film americani del genere catastrofico, cui pure il fumetto accenna per poi distaccarsi grazie alla eleganza di uno stile pacato, pulito, degno della lezione di un Berardi, di un Mantero. Ma la dimensione di Medda in questo suo Caravan non trova una evidente corrispondenza neanche nel fumetto italiano di avventura che, troppo spesso, nelle sue espressioni seriali, si trova a scimmiottare i modelli americani in cui la frenesia scenica è un mero riempitivo e scadente succedaneo di inventiva. Pare di trovare in questa avventura di Medda, invece, un sottile collegamento con i personaggi delle historietas sudamericane, più intense per personaggi e caratterizzazioni piuttosto che per avvenimenti e azioni frenetiche. Sicuramente una via di mezzo fra l'Eternauta, di Héctor Oesterheld, cui Caravan deve tributi d'obbligo per atmosfere e ambientazione, e Bruno Bianco, fumetto garbato e ironico di Carlos Trillo e Garcia Seijas, in cui succede poco o nulla, ma le cui storie si fanno apprezzare per quell'essenziale narrativo che ci avvicina intimamente alla vita dei protagonisti.

L'eroicità dell'essere normali

Lo ribadiamo, Il ribelle è una storia in cui sono invertiti i meccanismi narrativi del fumetto tradizionale. È una storia in cui è eroismo l'astensione dall'agire e vigliaccheria l'azione inconsulta. Un episodio in cui non ci sono eroi (e anche questa è una novità assoluta per un fumetto Bonelli). Il protagonista, Stagger, che pure campeggia in copertina, non riesce ad interpretare neppure la sbiadita controfigura di quell'uomo che avrebbe voluto essere. È una storia triste e amara. «Il ribelle» non ha nulla di eroico, è un personaggio in fuga, ma non da un mondo che non lo accetta, bensì da sé stesso, dai suoi miti della giovinezza, troppo frettolosamente costruiti, cui non può neanche avvicinarsi perché troppo distanti dal proprio spessore umano. Balena l'immaturità donchisciottesca del ribelle che non ha il coraggio di trasferirsi nella banalità della quotidianità e fuggire da quei sogni che, portati avanti troppo a lungo, divengono incubi. Appare eroico, per contrasto, il comportamento del vero protagonista della storia, Massimo Donati, il quale rifugge dal grande gesto e accetta la violenza del potere con la consapevolezza della maturità e dell'altruismo. Posto tra l'essere e il non essere, Donati padre compie la scelta più eroica e giusta, cioè quella di sopportare le offese di un mondo ingiusto piuttosto che opporsi alla violenza con una velleitaria ribellione. Il valore di questo albo sta tutto in questo piccolo dramma "shakespeariano" che risolve negli atteggiamenti contrapposti dei personaggi, domande millenarie sul giusto atteggiamento nei confronti degli affetti, dei cari, dello stato, del potere, della guerra, dell'ordine e del caos. Le risposte che vengono suggerite sembrerebbero conservatrici o forse esprimono un bon ton che non siamo più abituati ad apprezzare, tanto meno in un fumetto popolare. Ad ogni modo il narratore evita di invadere con la propria soggettività il naturale svolgersi della vicenda. La voce fuori campo è lasciata al diario del giovane Davide Donati, una voce descrittiva e parziale che comunque non è mai sovrastata dalla voce dell'autore che lascia piuttosto che siano le inquadrature a parlare. Grazie a questa modalità non invasiva il lettore è libero di ricavare molteplici interpretazioni della vicenda che scorre sotto i suoi occhi. Gli stessi personaggi non appaiono forzati o manipolati dall'autore, nella finalità di provocare reazioni emotive uniformi. Al contrario le scelte, i caratteri, i comportamenti dei personaggi lasciano libero il lettore di elaborare sentimenti non necessariamente univoci, in base alla propria individuale sensibilità e personale empatia.

Una scelta difficile
Caravan, 2, p. 49

(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE

Una scelta difficile<br>Caravan, 2, p. 49<br><i>(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE</i>

Letture ardite

Se si aguzza un po' l'ingegno si possono individuare, nelle vicende di Caravan, diverse metafore. Chi lo desidera può vedere nella lunga carovana di auto e camper il crollo della middle classe, duramente colpita in questi anni di crisi economica, in preda a un destino ingovernabile, debole e indifesa come un gregge di pecore e come tale guidata dalla forza di una energica persuasione verso destini sconosciuti. Altri potrebbero intravedere, nella lunga carovana, la metafora di un'inevitabile decadenza della civiltà occidentale che privata (anche se per breve tempo) delle comodità della tecnologia (la mancanza dell'energia elettrica del primo numero) cade in balia, dell'autorità e del militarismo. Addirittura alcune inquadrature parrebbero far balenare, tra gli abitanti di Nest Point, i zombie di Romero o di Dylan Dog che, però, questa volta appaiono docilmente sottomessi (e rifuggono i supermarket).

L'annuncio dell'evacuazione
Caravan, 2, p. 9

(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE

L'annuncio dell'evacuazione<br>Caravan, 2, p. 9<br><i>(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE</i>

Bisogna dire che Medda non si impegna a evidenziare gli aspetti surreali e metaforici che, se pure esistono, devono essere colti dalla sensibilità del lettore più attento e raffinato. A una lettura superficiale si coglie uno sviluppo narrativo tutto sommato banale. Sembrerebbe una storia già vista tante volte, quella del ribelle che non accetta le regole di una società oppressiva e paga con la vita il proprio lampo di orgoglio. Abbiamo invece rintracciato messaggi piuttosto diversi. Lo pseudo eroe di copertina compie una sequela di azioni provocatorie e fondamentalmente vuote di significato che troveranno l'acme in una morte che non sarà gloriosa, ma semplicemente inutile, come la vita che ha condotto sino a quel momento. Massimo Donati, l'abbiamo detto, è il vero eroe della storia, un eroe atipico, diverso, privo di quelle ipertrofie fisiche o morali che ad ogni costo dovrebbero caratterizzare il protagonista di un prodotto di massa. Si può essere eroici nel perseverare con costanza e sofferenza i propri ideali, confrontandosi e scontrandosi con la realtà, senza dovere ad ogni costo modificarla per i propri fini. Di piccoli eroi «borghesi» come Massimo Donati ce ne sono nella realtà: eroi del quotidiano che sussurrano i propri ideali e le proprie verità con perseveranza in un mondo in cui tutto è urlato e tutto viene reclamato con prepotenza. Medda ha reso protagonisti questo eroi della normalità: è una piccola rivoluzione, soprattutto in un fumetto bonelliano, bisogna dargliene atto.

Personaggi e atmosfere

Abbiamo esordito sottolineando la centralità della scultura psicologica dei personaggi nell'elaborazione della storia. Accanto ai personaggi che la vicenda dà la possibilità di delineare con maggior cura, e cioè Massimo Donati e «Stagger» Stanley Curtis Lee, ne compaiono degli altri descritti con maggior sintesi ma non con minore precisione. Come Jolene, normalissima coetanea che inizia a simpatizzare con Davide Donati e sicuramente avrà un ruolo importante nel proseguo della storia. Poi abbiamo Carrie Shawnessy, madre di Jolene, ex star della musica alternativa, alcolizzata e depressa. E ancora Morris Webb, vicino di casa delle due donne che, all'inizio cordiale, si rivelerà cinico e viscido.

Ma non è solo dall'analisi della vicenda e dei personaggi che riscontriamo i segni di un fumetto particolare e diverso.

L'atmosfera, che Medda delinea con perizia, sicuramente colpisce. Si percepisce, pagina dopo pagina, la solitudine, l'inquietante solitudine esistenziale che regna tra migliaia di persone, enfatizzata da approcci personali quasi sempre frustranti o incompiuti. C'è un'intera città in marcia, eppure mancano quasi del tutto le scene di massa. Desolante solitudine ambientale che percepiamo attraversando, noi lettori insieme ai protagonisti, un paesaggio desertico, realisticamente assurdo anche in un paese sterminato come l'America, eppure accettabile perché coerente con il contesto in cui l'autore ci ha immerso. Turba ancora la strana acquiescenza da parte di tutti, l'opprimente presenza dei militari, onnipresenti per sedare, sbollire, reprimere. Nonostante non manchino azioni violente pare che tutto si svolga al rallentatore, in una atmosfera come di melassa, capace di intorpidire le azioni e le volontà degli uomini. E come ultimo elemento, per acuire sensazioni oppressive, c'è il silenzio che pare regnare sovrano nel percorso della lunga marcia verso l'ignoto. Persino gli elicotteri che accompagnano, dall'alto, come avvoltoi, piuttosto che come angeli, l'interminabile fila di mezzi, sono inspiegabilmente silenziosi.

E la carovana va...
Caravan, 2, p. 98

(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE

E la carovana va...<br>Caravan, 2, p. 98<br><i>(c) 2009 SERGIO BONELLI EDITORE</i>

Un disegno non adeguato

In questo numero i disegni sono opera di Stefano Raffaele, un artista non propriamente bonelliano che esce dalla prova con risultati non entusiasmanti. Raffaele ha un buon tratto, non privo di una certa eleganza, con buon senso della scena e dell'inquadratura. È difficile capire fino a che punto ci sia lo zampino dello sceneggiatore, ad ogni modo bisogna registrare positivamente prospettive particolari e originali e altre studiate al fine di ottenere effetti molto cinematografici.

Il lavoro funziona bene quando l'inquadratura riproduce la totalità dell'insieme o, comunque, nei campi lunghi. Nel dettaglio invece il disegno mostra i suoi limiti.

Quello che proprio non va bene è la raffigurazione dei volti, cui Raffaele non riesce a fornire grazia e cura nel dettaglio. Le espressioni risultano spesso sgradevoli e fuori contesto. Si nota una certa difficoltà del disegnatore nell'evidenziare i tratti caratteristici e le fisionomie. Questo fatto crea evidenti problemi di lettura, tutto a scapito della scorrevolezza del racconto. Prendiamo la pessima presentazione di Jolene e Carrie. Anche a causa di una sceneggiatura, qui, abbastanza zoppicante, non riusciamo a comprendere, di primo acchito, chi sia la madre e chi la figlia. Le due donne hanno volti dall'età indefinibile, tanto sgraziati che sembrano essere stati tracciati senza cura. E sì che Jolene, dovrebbe essere un'adolescente, anche graziosa dal momento che fa nascere qualcosa di più di una semplice simpatia nel cuore di Davide. Mentre Carrie, che dovrebbe essere segnata dagli anni e da una vita sbagliata, ha un volto senza spessore e senza tempo. La presunta bellezza di Jolene la evinciamo dal contesto della storia e non dalla matita del disegnatore che non riesce a regalare al volto della ragazza giammai una minima grazia. Raffaele si trova anche in difficoltà con le proporzioni dei corpi, soprattutto nella raffigurazione dei due ragazzi: talvolta un capo sproporzionatamente grande troneggia su un corpo esile.

I risultati migliori Raffaele li ottiene nelle visioni d'assieme, nella descrizione degli oggetti inanimati, cui aggiunge ogni dettaglio possibile, in particolare nella riproduzione delle auto e dei mezzi, anche quando sono ininfluenti all'economia della scena.

Un buon disegnatore, Raffale, che però non pare del tutto adeguato per le potenzialità espressive di quest'albo.



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