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Il nuovo vessillo di Luca Enoch

Lilith unleashed
Recensione di  |   | bonelli/


Il nuovo vessillo di Luca Enoch
Lilith 2, "Vessillo di Re Morte, Il"


Il nuovo vessillo di Luca Enoch

Scheda IT-LILITH-2

Di nuovo qualcosa di vecchio

Il ritorno di Lilith nelle edicole non può che essere sospirato e gradito, enfatizzato com'è dalla consueta attesa durata sei mesi. Lilith ritorna quindi a calcare le scene del fumetto con una avventura che attinge con generosità da uno dei filoni narrativi (dal romanzo d'appendice sino al cinema recente) in assoluto fra i più sfruttati: quello delle storie di pirati.

E anche Luca Enoch non riesce a distaccarsi di molto dal filone tradizionale, offrendoci una storia in cui sono presenti tutti gli elementi tipici delle avventure di questo tipo.

Ritroviamo quindi i luoghi comuni classici del tema che ricordiamo in ordine sparso: abbordaggio, esplosione della santabarbara, festa dell'allegra brigata di malfattori, lancio in mare dell'intruso, taglio del naso, vascelli a vele spiegate, eccetera, eccetera.

Chiariamo subito che lo sceneggiatore non si serve di tali topoi a mo' di citazione, bensì li inserisce come elementi ben strutturati nella narrazione e quasi sempre necessari allo svolgersi dell'avventura.

Veliero nella notte
Lilith, n. 2, pag. 61

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Veliero nella notte<br>Lilith, n. 2, pag. 61<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

L'intera vicenda si svolge dunque nel rispetto della tradizione narrativa classica, con carattere causale effettuale assolutamente privo di sorprese e di colpi di scena. Sempre che non si consideri come colpo di scena l'episodio della morte accidentale del corsaro Mansveldt, espediente narrativo che funge da iato per separare la storia in due parti, ambientate rispettivamente nel XVII e XVIII secolo.

Anche la protagonista, seppure costruita con quell'originalità che abbiamo apprezzato nell'episodio di inizio della saga, agisce e si comporta, in questa avventura, come un personaggio legato alla narrativa più tradizionale. Lilith, nelle sue azioni, evidenzia un atteggiamento meramente finalistico teso a cogliere l'obiettivo concreto, senza che si lasci mai prendere da soverchi dubbi o debolezze.

Peraltro il personaggio principale tende a soffocare il momento narrativo, lasciando poco spazio alle figure di contorno, schiacciate sullo sfondo come macchiette o figuranti. Eppure la ricostruzione storica presenta figure che avrebbero potuto assumere spessori ben più consistenti.

Una finta impiccagione
Lilith, n. 2, pag. 92

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Una finta impiccagione<br>Lilith, n. 2, pag. 92<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Scuro, come comprimario, al momento suscita poco interesse e, in questo episodio, svolge una funzione assolutamente irrisoria.

Poteri senza limiti e limiti narrativi

Una protagonista praticamente invincibile in uno scenario del tutto tradizionale, senza che incappi in alcuna situazione oggettivamente pericolosa per la propria incolumità o almeno degna di suspence, provoca assopimento e disinteresse.

Lo strapotere è il limite più evidente di Lilith. Fino a quando i Cardi continueranno a trasformarsi in erba secca e Lilith continuerà a fare il buono e il cattivo tempo, l'interesse per la storia sarà fatalmente sommario.

Peraltro l'enorme potere della protagonista crea notevoli dubbi sulla logicità della narrazione. Tali perplessità sono riassumibili in una domanda: per quale motivo Lilith si lascia avviluppare in vicende tanto terrestri quando con la sua onnipotenza potrebbe arrivare facilmente al dunque?

Esplode la santabarbara
Lilith, n. 2, pag. 110

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Esplode la santabarbara<br>Lilith, n. 2, pag. 110<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Il personaggio, ancora, non convince per troppi aspetti. Manca del tutto di quell'ironia, al limite della demenzialità, che rendeva così amabili i personaggi di Enoch. Lilith si prende troppo sul serio ed è priva di quella simpatica umanità che serve a creare un legame emotivo con il lettore. Viene a mancare il processo di identificazione del lettore con il proprio eroe. Lilith conserva ben poco della perduta umanità di Lyca e, nel suo divenuto alieno, proprio non ce la fa a riuscire simpatica.

Cosa c'è di buono

Rimane fuori discussione la professionalità di Enoch come sceneggiatore e come disegnatore.

Il montaggio delle scene, contiguo e trasparente, non ha la benché minima sbavatura. Tramite una consumata maestria Enoch porta sempre lo sguardo del lettore nel punto focale dell'inquadratura. L'azione è fluida e scorrevole e non subisce rallentamenti dal punto di vista della dinamica. Purtroppo il testo è sbilanciato rispetto alla velocità del montaggio e offre attrito a una lettura veloce a causa di dialoghi troppo lontani dalla semplicità della lingua parlata.

Parla una figura del coro
Lilith, n. 2, pag. 114

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Parla una figura del coro<br>Lilith, n. 2, pag. 114<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Per quanto riguarda il disegno, invece, Enoch ha oramai raggiunto la perfezione della maturità artistica e difficilmente potrà migliorarsi ancora. Il suo tratto è, come al solito, pulito e descrittivo. Nel nostro caso l'estrema minuziosità del segno giova senz'altro a un fumetto ambientato in situazioni storiche realistiche. Una descrizione grafica tanto dettagliata non può che avere alla base una solida e curata ricerca storica, attraverso illustrazioni, ricerche bibliografiche e documentali, che è doveroso riconoscere all'autore.

Una analisi severa?

Un fumetto come Lilith, che si inserisce nel filone seriale e popolare ma con una periodicità così tanto dilatata, non può essere analizzato alla stregua degli altri fumetti del genere. Necessariamente suscita aspettative diverse, rispetto a tutti gli altri fumetti, da parte del lettore e anche l'analisi cui è sottoposto non può essere simile a quella di altri prodotti del genere che abbiano una periodicità più normale.

A questo si aggiunga la personale storia artistica di Luca Enoch che, pur nell'ambito di un fumetto seriale, ha realizzato personaggi originali e soggetti in controtendenza rispetto alla narrativa fumettistica più tradizionale.

Ma l'analisi di questo secondo episodio, si badi bene, non è severa solo per il fatto che il soggetto si sviluppa seguendo linee poco innovative. Il problema è che, per la natura stessa della protagonista, la storia non funziona se viene strutturata come un classico fumetto d'azione che si muove secondo le linee di una tradizione consolidata. E' l'impatto devastante che nasce fra un personaggio, sicuramente originale, e linee narrative troppo tradizionali a deludere.

L'ambientazione fra i pirati è, in ogni caso, deludente perché non calibra i momenti di difficoltà e di successo della protagonista, praticamente onnipotente, alla quale è concesso uno spazio pressoché esclusivo su un palcoscenico su cui le è permesso di fare di tutto, sino al momento del calo del sipario e dei conseguenti applausi.

Applausi che questa volta non possono essere senza riserve.



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