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Il disegno, ahimè, non si confà ad Agatha (Christie)

Edizioni BD propone tre celebri gialli della scrittrice inglese
Recensione di  |   | bandesdessinees/


Il disegno, ahimè, non si confà ad Agatha (Christie)
I grandi casi dell'Ispettore Poirot


Il disegno, ahimè, non si confà ad Agatha (Christie)

I grandi casi dell'Ispettore Poirot è la prima uscita della nuova collana edita dai tipi delle Edizioni BD e dedicata ai celebri classici di Agatha Christie. In quest'albo sono raccolte tre delle più note storie della giallista inglese, "Assassinio sull'Orient Express", "L'assassinio di Roger Ackroyd" e "Morte sul Nilo", ad opera di Francois Rivière (ai testi) e Solidor e Bruno Lachard (ai disegni).

Soggetti... senza storia!

C'è chi ha accusato Agatha Christie di aver più volte barato col lettore: il barare consiste nel non fornire tutti gli indizi necessari per la risoluzione del caso, nel non mettere il suo lettore e le sue creature (Poirot, Miss Marple, ...) allo stesso grado di conoscenza. Uno dei casi più eclatanti di questa "truffa" è presente proprio in questo albo: ne "L'assassinio di Roger Ackroyd", per il lettore scoprire l'assassino è praticamente impossibile, proprio a causa della struttura narrativa del romanzo (vedi box a fine articolo).

gli amanti dei romanzi resteranno delusi dalla resa inadatta, e chi non avesse mai letto nulla della Christie... semplicemente capirà ben poco

Che sia vero o meno che la Christie abbia barato con i suoi lettori, rimane innegabile che i soggetti delle sue storie siano delle perle del giallo, glaciali nella loro linearità e nella logica con cui ogni tassello si incastra nel mosaico complessivo: "Assassinio sull'Orient Express" è sicuramente uno dei romanzi in cui questa abilità nell'intreccio emerge in tutta la sua potenza. Un altro esempio, ripreso idealmente anche da Tiziano Sclavi e Corrado Roi nello speciale "Sette anime dannate" di Dylan Dog, è "Dieci piccoli indiani", un vero capolavoro di narrativa "gialla".

E' quindi impossibile, se non addirittura scorretto in questa sede, tentare di giudicare i soggetti di queste tre storie: quel che va invece fatto è analizzare come queste storie si siano sposate con un medium diverso dall'originale, il fumetto.

Purtroppo, non si tratta di un matrimonio ben riuscito.

Agatha a fumetti? O a frammenti?

I romanzi della Christie sono estremamente prolissi e statici, è un dato di fatto. Sebbene il delitto sia il protagonista incontrastato delle storie, raramente il lettore assiste (o meglio, legge) a scene di violenza, inseguimenti, sparatorie: la scena del delitto viene quasi sempre scoperta da qualcuno e, come in un atto teatrale, diventa il palcoscenico nel quale i personaggi recitano.

In realtà, nei romanzi della Christie i personaggi parlano e parlano e parlano, in continuazione. Parlano tra loro, con la polizia, con Poirot. Si scambiano sussurri densi di significato, talvolta stanno zitti, comunicando ancora di più. Il pettegolezzo diventa imprescindibile per la risoluzione dei casi (specie nelle opere di Miss Marple), e la stessa dichiarazione di "chi", "dove", "con che arma" e "perché" diventa semplicemente l'ultimo atto della rappresentazione, in cui tutte le parole caotiche e disordinate dei personaggi vengono ordinate dal detective del momento.

Con queste premesse, trasporre in fumetto le opere della Christie diventa una sfida quasi impossibile: Rivière e Lachard ci hanno provato, dando vita a dei dialoghi frammentati, che cercano di rendere la complessità degli incontri/scontri tra i personaggi ma che in realtà confondono il lettore. Decontestualizzati, questi baloon diventano infatti delle voci nel buio, senza efficacia e persino molto disturbanti.

Il tentativo di offrire al lettore di fumetti gli stessi indizi di cui dispone il lettore di romanzi si infrange tristemente contro la differenza nel medium: nel romanzo, descrittivo e fondato unicamente sulla parola, l'indizio non può che celarsi nel testo. Nel fumetto, far leva così insistentemente solo su una parte dello strumento si rivela inefficace.

Il risultato sono storie molto confuse e di difficile lettura, in cui a tratti è davvero ostico seguire il filo del dialogo, e ancora di più capire le trame che portano alla soluzione del giallo. L'unica storia appena più comprensibile è "Assassinio sull'Orient Express", ma forse solo perché chi scrive questa critica ne conosce a memoria i personaggi, i moventi e l'intricata soluzione adottata dalla Christie. Chi non avesse mai letto uno dei romanzi originali si troverebbe in grossa difficoltà a seguire l'intreccio.

Chi ha ucciso Ackroyd?

Nel paesino inglese di King's Abbot, il più ricco e illustre cittadino, Roger Ackroyd, viene assassinato nello studio della sua villa con un pugnale. Hercule Poirot viene incaricato di indagare sul caso da una parente della vittima, e scopre un'inquietante verità, che mette a nudo un meccanismo criminale ingegnosissimo. Il libro finisce infatti con un colpo di scena inaspettato: Poirot, avendo scagionato tutti i sospettati, dimostra la colpevolezza del dottor Sheppard, che era non solo l’assistente di Poirot stesso, ma anche il narratore della storia (il romanzo è scritto in prima persona). Il resoconto del medico era un tentativo di descrivere il fallimento di Poirot nella caccia al vero assassino; ma, alla fine, si trasforma in una confessione, che termina con la pianificazione del suicidio del narratore stesso.

Disegni o scenografie?

Un discorso in parte similare va fatto per i disegni: in storie così statiche e prive di azione, il disegno si dovrebbe focalizzare sugli ambienti, sui dettagli, sulle espressioni dei personaggi. Andrebbero creati quasi dei quadri, fermi immagine del palco in cui i nostri attori parlano. Invece Solidor e Lachard mantengono un approccio più classico, ma in realtà non fanno altro che riempire le inquadrature di figure che tentano un'interazione tramite gli inopportuni baloon descritti prima.

Il risultato sono tavole troppo piene, troppo dense soprattutto per l'eccesso di parole che rubano la scena al disegno. A ciò si aggiunge una certa difficoltà nel distinguere i personaggi, specie quelli femminili, spesso troppo simili tra loro nei "costumi" e nelle espressioni del viso.

Signori, il colpevole è...

Questa trasposizione dei romanzi della Christie in fumetti non è propriamente un risultato eccellente: gli amanti dei romanzi resteranno delusi dalla resa inadatta, e chi non avesse mai letto nulla della Christie... semplicemente capirà ben poco. Forse avrebbe aiutato un maggior numero di pagine a disposizione per raccontare ogni aspetto della vicenda, oppure corredare ogni storia con una breve sinossi e l'elenco dei personaggi, come accadeva nelle prime edizioni Mondadori dei romanzi (comunque, solo un dettaglio nell'economia complessiva dell'opera).

Probabilmente però la colpa non è tutta degli autori: signori, il vero colpevole è Agatha Christie stessa, che ha creato opere magnifiche ma totalmente inadatte alle nuvole disegnate. Lasciamo perciò che questi capolavori rimangano solo parole, o al massimo intensi film con star del calibro di Sean Connery, Ingrid Bergman e Lauren Bacall.
Il disegno, ahimè, non si confà ad Agatha.

I grandi casi dell'Ispettore Poirot di Francois Rivière (testi) e Solidor (disegni) per "Morte sul Nilo" e "Assassinio sull'Orient Express", Bruno Lachard (testi e disegni) per "L'assassinio di Roger Ackroyd" - Edizioni BD, 12,00 euro - 150 pagine, brossurato - ISBN 978-88-6123-421-5

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