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E il bambino guardò fisso l'orco...

per infrangerne la maschera e scoprire il volto più spregevole dell’uomo.
Recensione di  |   | bandesdessinees/


E il bambino guardò fisso l'orco...
Perché ho ucciso Pierre


E il bambino guardò fisso l'orco...

Ad attrarmi è stata l'estrema semplicità del tratto della cover e delle tavole e, insieme, le sfumature un poco insolite, anche negli accostamenti, dei colori. Me ne ha tenuta lontana a lungo il titolo e la breve sinossi sulla quarta di copertina:

"Pierre è un prete moderno e divertente. E' fico! Più che un prete, un bonaccione. Io mi sento come se avessi un nuovo zio. Uno zio fantastico, che ride, che canta che ti fa il solletico."
Non che fossi arrivata a capire, assecondavo semplicemente una sensazione che mi diceva mi sarei imbattuta in qualcosa di disturbante.

"Perché ho ucciso Pierre", premiato dal pubblico ad Angoulême 2007, edito per l'Italia dalla Tunué nell'aprile del 2009, è una lettura disturbante e carica di tensione. Una tensione che monta lentamente di fronte all'ambiguità di segnali premonitori dai quali piuttosto ci si protegge. Perché il conoscere l'esistenza di alcune situazioni non significa saperle affrontare, anche solo nelle vesti di lettore. Perché, pur intuendo, non si riesce a credere che possa davvero accadere. Che sia così facile, abusando del proprio ruolo, approfittare dell'ingenuità e della fiducia di chi non ha strumenti per potersi difendere consapevolmente.

In giro per la rete

Tunué - Editori dell'Immaginario
sito della casa editrice Solo da adulto Olivier, Olivier Ka, l'autore di questo fumetto, capirà che il suo essere stato molestato da ragazzino faceva il paio con il termine pedofilia. Il cammino per arrivare a prendere piena consapevolezza dell'evento vissuto e del suo reale significato tuttavia sarà lungo mentre a sua insaputa il veleno crescerà dentro di lui, insinuandosi sempre più in profondità arrivando, con il compimento dei dodici anni della figlia, quasi a soffocarlo. Lo "vomiterà" fuori, a modo suo. Questa, un fumetto, la modalità scelta per venire fuori da una vicenda troppo a lungo costretta dentro di sé. Per uccidere, metaforicamente, Pierre.

"E' tempo di scrivere questa storia per intero, fin dall'inizio"

Olivier, dunque, che a sette anni va in vacanza dai nonni "noiosi, un po' borghesi, ma sempre pieni di attenzioni per me", così attenti nel distinguere tra ciò che è bene e ciò che è male. E che a otto racconta della sua famiglia: "Siamo una famiglia hippy", spiega. Una famiglia libertaria, permissiva, sognatrice, anticonvenzionale e sicuramente anticlericale. A dieci incontra Pierre. L'occasione è una visita dei nonni che simpatizzano con il curato della zona: giovane, allegro, suona la chitarra, ha un bel vocione e una grande pancia, veste in jeans e camicia, è attivissimo nel sociale. E' di sinistra. Si lega d'amicizia con i genitori di Olivier e inizia a frequentarne la casa dove non si parla di religione ma si suona insieme la chitarra.

"...se abbiamo un amico prete significa che non siamo arrabbiati con la religione"

(c) 2009 Tunué S.r.l.

"...se abbiamo un amico prete significa che non siamo arrabbiati con la religione"<br><i>(c) 2009 Tunué S.r.l.</i>
Diventa per il bambino l’anello di congiunzione tra due mondi divisi e in parte contrapposti, quello dei nonni e quello dei genitori.
"Pierre tra tutte le sue capacità ha quella di renderci felici. Con un semplice tocco sulla spalla, con un sorriso, un occhiolino.. Lo adorano tutti, Pierre. Io forse più degli altri."
Una sorta di cerniera che gli consente di comporre i sensi di colpa per un'educazione religiosa imposta dai primi, cui si adegua senza convinzione, e la consapevolezza del totale disaccordo sul tema dei secondi che però, pur anticlericali convinti, accolgono Pierre come un familiare.

Non è, quello religioso, l'unico ambito problematico con il quale il piccolo si trova a dover fare i conti pressoché da solo. Tra gli aspetti più libertari della sua famiglia vi è la non esclusività sessuale nei rapporti di coppia, ad es., così come non è contemplato il tabù della nudità, per quanto questo non implichi la completa assenza di regole in merito. Olivier prende le misure a tutto ciò, come ogni bambino con quanto lo circonda, cercando il modo di combinare la sicurezza che offre il mondo ordinato e rassicurante, per quanto bigotto, dei nonni e il gusto per la libertà non privo di ambiguità (come nei rapporti con la religione) dei genitori.

È all'interno di questo groviglio che matura l'attaccamento del bambino per questo suo nuovo amico che gode della fiducia di tutti e sempre più della sua. E che lo renderà facile preda di quest'ultimo. Durante un campeggio estivo, il terzo cui partecipa Olivier, organizzato dal curato, approfittando di un momento di solitudine del bambino, Pierre riesce, facendo leva sui sentimenti di amicizia, a creare l'occasione per indurlo a toccare il suo corpo. L'indomani l'adulto rafforzerà la sua presa psicologica accettando, sì, il rifiuto del dodicenne - "Tu sei un adulto, io un bambino. Non può funzionare" - ma rendendolo, nell'ottenerne il silenzio -"Sarà il nostro segreto. Ti và?" - sostanzialmente complice.

Fruga, scava nei suoi ricordi, Olivier, per ritrovare il bambino e l'adolescente che è stato.

"Mi risveglio in lacrime con la sensazione di aver perso qualcosa. Una persona cara. Un pezzo di me stesso"
E la misura della sua riuscita sta tutta in quella sensazione di costrizione psicologica nella quale anche il lettore si trova all'improvviso intrappolato. E quando Pierre gli si affianca in spiaggia per circuirlo, stupisce la facilità con la quale l'uno riesce a mettere nell'angolo l'altro ma al contempo non ci si riesce a sottrarre. Le timide obiezioni, nate più istintivamente - seguendo una sorta di campanello d'allarme interno - che razionalmente, sono cancellate facendo biecamente leva sulla fragilità emotiva del dodicenne, sfruttando a proprio favore il contesto famigliare di riferimento ("Non ti disturba stare nudo, vero?") e svaniscono nel timore di offendere, di dare il peso sbagliato a una richiesta che in fondo sa di innocente anche perché ".. noi siamo amici". Olivier non ha gli strumenti per opporsi; Pierre usa senza pudore e/o remore tutti quelli che ha a sua disposizione. Ed è spaventosamente facile. Ed è notte. Una notte di ombre, che Alfred restituisce con un tratto duro ed essenziale e sulle quali Henry Meunier stende manti cupi di colore. Sono la tensione e la paura ad essere protagoniste. Sono la delusione, la consapevolezza di essere stati traditi.

Con i colori del nuovo giorno tutto appare superato, ed è facile parlare, opporre un rifiuto. Ed essere, ancora una volta, grazie ai toni amichevoli e al sollievo per un incubo che svanisce, intrappolati sigillando con l'impegno del silenzio il tutto.

Infrangere il segreto

Ci vorrà del bel tempo per spezzare quel sigillo e, poi, per realizzare compiutamente misurandosi, in primis, con i vari Olivier, ognuno fedele custode di se stesso e dei suoi ricordi, irriducibile a qualsiasi verità che non sia la sua: "E allora qual è il problema? E' buono Pierre...".
"Scrivere questa storia ha veramente ucciso Pierre? Non so. Una cosa è certa, sono in pace con me stesso"
Passaggio obbligato per giungere a riconciliarsi con se stesso, ma anche per poter affrontare l'ultima insperata prova: guardare fisso negli occhi colui che tradì la sua fiducia e amicizia chiedendogliene conto.

Una testimonianza forte e inquietante. Davanti alla quale ci si ritrova spiazzati, confusi tra rabbia e impotenza. Olivier Ka racconta con una semplicità che fa subito presa e che però non deve trarre in inganno. La ricostruzione dei ricordi, delle sensazioni, delle emozioni è accuratissima, senza nessun cedimento al vittimismo. O al sentimento di rivalsa. Quando Olivier si allontana lasciando il suo fardello nelle mani di un irriconoscibile Pierre, la tensione con naturalezza scema del tutto. Finalmente è finita.

E' tempo di affrontare l'orco.

(c) 2009 Tunué S.r.l.

E' tempo di affrontare l'orco.<br><i>(c) 2009 Tunué S.r.l.</i>

Gli si affianca ottimamente con il suo tratto naïf il disegnatore Alfred, al secolo Lionel Papagalli, collega di lavoro ma soprattutto amico, confidente, preziosa presenza in quel viaggio che vedrà Olivier riappropriarsi dei luoghi reali della sua memoria, come testimoniano le pagine conclusive del volume. Henry Meunier completa di suo con il sapiente uso del colore. Talvolta dolce e rassicurante, gioioso, talaltro violento, acido, acre. E così il tratto che non esita a indurirsi con l'uso del pennarello, quasi spezzarsi in alcune occasioni o al contrario ammorbidirsi sino a diventare semplice chiazza nera di china dai vaghi contorni. Perché davvero in alcune situazioni è difficile dire quali possono essere i veri contorni della realtà che ci circonda. Che si sgrana insieme alle emozioni. Ma che poi capita, per fortuna, si ricomponga, mostrandoci nuovamente il suo volto amico.

Ed "è il primo giorno d'estate".
"Perché ho ucciso Pierre" di Olivier Ka & Alfred - Tunué, 2009 - Collana «Prospero’s Books» n. 16 - colore, 120 pagine, 14,90 euro

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