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Così carina, così cattiva


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Una generazione kawai

La stampa l’ha definita femminista, capofila di una generazione di ragazze che si ribellano alla supremazia maschile, interprete di un nichilismo preconizzante un ritorno all’infantilismo, icona delle Lolita giapponesi, e l’ha paragonata a tanti colleghi suoi coetanei come Marc Ryden e Miss Van (coi quali ha esposto a Los Angeles) o ancora Mori Chak, il creatore dell’orsetto rosa assassino più gore del pianeta. Come si posiziona Junko in tutto questo?
Definire le Lolita giapponesi della mia generazione femministe rivoluzionarie –commenta a proposito di un’affermazione della giornalista e scrittrice Agnes Giard– é un po’ esagerato. Secondo me queste ragazze che si abbigliano da scolarette e giocano a fare le bimbe, al contempo innocenti e pericolose, non vogliono cambiare il mondo, si divertono giusto a rifugiarsi nel loro piccolo universo carino per sfuggire alla realtà. Per quanto mi riguarda, non mi si può certo definire femminista: mi concepisco semplicemente come un’artista che fa ciò che le piace e che vuole e, credetemi, sono conscia dell’impossibilità di una rivoluzione femminista in Giappone. Le mie eroine sono in parte ciò che io sono e in parte ciò che vorrei essere, non delle icone.

Pure Trance

(c) 2006 Mizuno - Imho

Pure Trance<br><i>(c) 2006 Mizuno - Imho </i>

Come la prendono gli uomini giapponesi, rappresentati come simpatici nanerottoli di fronte a questi personaggi forti, attraenti, che hanno sempre la parte del leone nei suoi libri... insomma, decisamente distanti dagli stereotipi della loro cultura?

...non capisco quest’ossessione di molti miei connazionali per la regressione e la necessità di restare ad uno stadio giovanile. Mi piace maturare e invecchiare, é divertente! Credo che questo mio amore-odio per il kawai pervada la mia arte.
Credo che gli uomini giapponesi siano molto infantili, nella buona accezione del termine come nella cattiva. La maggior parte di loro ignora i miei fumetti semplicemente perché non ci trova delle ragazze mute e innocenti da salvare, come piace a loro. Per darvi un’idea del mio lettorato: all’ultima dedica a Tokyo, su 80 persone presenti solo due erano uomini.
E cosa ci dice della “kawai attitudine”, questa mania per il carino, tipo Hello Kitty, coniglietti eccetera, che sembra aver contagiato tutta una generazione?
La mia generazione é cresciuta circondata e pervasa dalle cose cute, era quasi come un lavaggio del cervello. Ho avuto sentimenti ambivalenti a questo proposito finché non ho accettato che faceva parte di me. Lo ammetto, io sono una di quelle giapponesi che é stata impregnata dall’amore per il cute, per esempio ora sto collezionando prodotti cosmetici in bellissimi contenitori che ovviamente non utilizzerò mai, ho un sacco di giocattolini bizzarri, ma dall’altro lato non mi piace lo stereotipo giapponese per cui tutto dev’essere “carinizzato” o infantilizzato, non capisco quest’ossessione di molti miei connazionali per la regressione e la necessità di restare ad uno stadio giovanile. Mi piace maturare e invecchiare, é divertente! Credo che questo mio amore-odio per il kawai pervada la mia arte.
Qual é la più grande paura di Junko Mizuno come artista ?
Sicuramente non perdere l’ispirazione o non avere più idee : il giorno che succederà, smetterò di essere artista e farò qualcos’altro. Ho paura di diventare noiosa, questo sì, qualcuno di pretenzioso che non cerca più di imparare o porsi delle sfide e non si preoccupa se ciò che fa é buono o no. Ho visto un sacco di gente diventare così e lo trovo proprio brutto. E poi ho paura di perdere gli amici capaci di esprimere un’opinione onesta sul mio lavoro!

Manga ma non solo

Da un paio d’anni Junko si dedica più all’illustrazione che ai manga. Le sue attività si moltiplicano: realizzazione di giocattoli, t-shirt, peluches, fino al design di una marca di preservativi. Attività collaterali, marketing furbetto o un modo alternativo di sviluppare il proprio universo?
Penso che ogni prodotto che realizzo sia la mia arte –ribatte Junko– Il design di vestiti, giocattoli, oggetti vari ben fatti, é qualcosa che ho sempre apprezzato oltre ai buoni fumetti, fin da piccola. Quindi oggi ci tengo a farne io stessa. Comunque oggi sto realizzando un fumetto, 2 pagine mensili per una rivista giapponese di gossip, un impegno per i prossimi 3 anni. C’é nell’aria il progetto di un altro fumetto, più lungo, per un mensile, ma niente é ancora stato firmato.

Immagine tratta da Pure Trance
infermiere bulimiche con problemi etici

(c) 2006 Mizuno - Imho

Immagine tratta da Pure Trance<br>infermiere bulimiche con problemi etici<br><i>(c) 2006 Mizuno - Imho </i>

La vulcanica artista passa da un’attività all’altra ma anche da un Paese all’altro. Si sta attualmente trasferendo negli States, dove conta di restare qualche anno, e non solo perché riceve là proposte economicamente più interessanti.

Amo il mio Paese ma a volte va troppo stretto a qualcuno come me : i fan di manga non mi considerano una vera e pura mangaka, perché ho varie attività, mentre gli apprezzatori dell’arte mi giudicano come una mangaka che cerca di uscire dai suoi territori… Io sono estremamente seria in ciascuna delle mie attività artistiche, e non capisco questo bisogno tutto giapponese di incollarmi un'etichetta univoca. Senza contare che trovo sia molto duro essere indipendente e al contempo di successo, almeno finché i grandi artisti saranno obbligati ad appartenere ad un gruppo, una corrente e avere un agente. Io non sono di quei giapponesi che non muovono un passo senza il loro agente, anzi.
E in Italia, cosa dobbiamo aspettarci da Junko?
Un’esposizione per il 2008: sto finendo alcuni nuovi toys in vinile e li porterò un po’ in giro. Sto anche preparando un art book dei miei lavori su commissione degli ultimi 10 anni, comprendente varie forme di espressione. E per concludere, conto di finire... spero... questa estate un picture book con un’attrice giapponese, é lei che realizza i testi. All'ultimo Japan Expo si é parlato di cose nuove per l'Europa, ma é ancora troppo presto per parlarne.

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